L’accordo sottoscritto a Roma da Cateno De Luca, dopo innumerevoli “sedute spiritiche” sta avendo un effetto devastante in Sicilia.
Un patto che non è piaciuto alla base di Sud chiama Nord che pensava (sbagliando), di avere trovato nello “Sciamano del Nisi” il vero rivoluzionario.
L’uscita del gruppo di Pozzallo, resa nota ieri su FB con un post polemico concluso con l’addio al partito, è il sintomo di un male ormai diffuso soprattutto laddove Cateno De Luca non esercita un controllo diretto sugli aderenti non avendo amministrazioni comunali amiche. A Messina, tutto sommato, fatta salva qualche esplicita dichiarazione di chi aveva identificato in De Luca il vero rivoluzionario, il partito tiene ma non è detto che questa tenuta possa durare a lungo. La capacità del leader di Sud chiama Nord è stata quella di avere creato un sistema rivoluzionario con la creazione di Partecipate comunali, attraverso le quali vengono distribuite (politicamente parlando), le prebende. E poi ci sono le consulenze “offerte” a professionisti di area fra Comuni e società a partecipazione pubblica. Ma quanto durerà? Fino a che ci sono i soldi, poi cominceranno i problemi seri anche per Cateno De Luca.
Tuttavia, nel resto della Sicilia l’accordo con Fratelli d’Italia è stato preso come un tradimento, anche se lo stesso De Luca si affanna a specificare che si tratta di un’intesa su base nazionale e che in Sicilia avrà le mani libere. Questo film lo vogliamo vedere fino ai titoli di coda. E’ chiaro che l’accordo non è solo su base nazionale perché sarebbe a saldo zero, o sotto zero, per il partito della Meloni.
Cateno, insomma, è il vero nemico di De Luca.
A Messina, sebbene si cerca di nasconderlo, la base di FdI è sul piede di guerra e la minaccia è di passare in massa con il partito di Vannacci. Questo lo ha capito l’on. Calderone, il quale giusto ieri rivolgendosi alla base di Fratelli d’Italia ha detto testualmente: “Il nostro ormai è rimasto l’unico vero partito di Destra”.
D. Gam.
