Il papà di Rebecca Galli: “Dolore per la scomparsa e per i pregiudizi”

Redazione

Il papà di Rebecca Galli: “Dolore per la scomparsa e per i pregiudizi”

giovedì 22 Ottobre 2026 - 17:34

Mario Galli, papà di Rebecca, prematuramente scomparsa a causa di un tremendo incidente, ha sentito il bisogno di scrivere una lettera per ricordare la “piccola”.

“Scrivo con il dolore più grande che un genitore possa provare, con le mani tremanti e il cuore incapace di trovare pace.
Quando una madre o un padre perdono una figlia di appena 17 anni, il mondo smette di esistere, un’intera famiglia si piega ad un dolore lacerante.
La mia Rebecca non c’è più. Una ragazza piena di sogni, speranze e ambizioni è rimasta sull’asfalto freddo di via Don Blasco, con davanti una valigia piena di sogni che non ha avuto il tempo di esaudire.
Con lei è morta anche la parte migliore di me.
Ma al dolore straziante della sua assenza si è aggiunta un’ulteriore ferita tagliente: quella inflitta proprio dalle Istituzioni che avrebbero dovuto tenderci una mano, sostenerci e mostrarci vicinanza.
Ho visto questa città proclamare, giustamente, il lutto cittadino per altre giovani vite spezzate, come quella della dolce Giulia.
Ho pianto per lei, mi sono immedesimato nello sgomento della sua famiglia e ho pregato con tutto me stesso affinché quella fosse l’ultima tragedia.
Poi, purtroppo, è toccato alla nostra di famiglia.
E quando il dolore ha bussato alla nostra porta, anche noi ne siamo rimasti travolti trovando però un silenzio assordante.
E allora mi domando: com’è possibile pesare il dolore?
Il vuoto lasciato da una ragazza di 17 anni non si misura con i fili della burocrazia, né tantomeno può essere condizionato a pregiudizi legati al nostro cognome. Il dolore non può avere colpe da ereditare.
Rebecca meritava lo stesso identico abbraccio da parte della sua città, la stessa vicinanza.
Rebecca non era solo la nipote di un uomo con dei precedenti, Rebecca era anche altro.
Era figlia di immensi sacrifici, dedizione ed amore.
Mia figlia era una studentessa del liceo Archimede che stringeva i libri al petto, che viveva solo di sogni, risate e amore pulito.
Lasciare che l’ombra del pregiudizio sfiorasse persino la sua bara è stata una barbaria che non potrò mai dimenticare.
I suoi professori, i suoi compagni di classe, i suoi amici, la gente comune: loro hanno saputo guardare oltre.
Hanno ricordato il suo sorriso e hanno inondato Messina di magliette bianche e palloncini, regalandole l’amore immenso che meritava.
Vi scrivo non per rabbia, ma per disperazione.
Perché mia figlia Rebecca non era invisibile. Era un pezzo di cielo di questa città”.

Mario Galli, papà di Rebecca

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