Il furto delle quattro tavole di Antonello da Messina ancora mancanti dopo il colpo di Ferragosto al Museo Regionale impone di guardare in ogni direzione e soprattutto di agire in fretta. È giusto che la Procura di Messina non escluda né eventuali complicità interne né il possibile coinvolgimento della criminalità organizzata.
Roberto Malini, Premio Rotondi, scopritore e salvatore di centinaia di opere d’arte della Shoah, interviene sul crimine: «Opere di questa importanza, immediatamente riconoscibili e praticamente invendibili sul mercato ufficiale, possono seguire logiche diverse da quelle di un normale furto. Si può pensare a una commissione, al passaggio attraverso circuiti clandestini internazionali, all’utilizzo come garanzia negli ambienti criminali o perfino al possesso e all’esibizione privata come simbolo di prestigio e di potere».
La storia siciliana invita a prendere molto seriamente queste possibilità. Il pensiero corre inevitabilmente alla Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio, trafugata a Palermo nel 1969 e mai recuperata. Nel 2018 la Commissione parlamentare antimafia, sulla base delle risultanze investigative dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, riferì della pista che conduceva a esponenti di Cosa nostra e alla successiva vendita dell’opera attraverso un mediatore svizzero a ignoti collezionisti. Gli atti furono trasmessi alla Procura di Palermo anche per ulteriori accertamenti e rogatorie in Svizzera.
«Matteo Messina Denaro appartiene ormai alla storia criminale del Paese – prosegue Malini – ma i traffici d’arte non si esauriscono con la scomparsa di un singolo boss. Le indagini del passato hanno documentato quanto il furto di opere d’arte in Sicilia sia stato già collegata a circuiti internazionali del traffico illecito di beni culturali, con passaggi anche attraverso la Svizzera e Basilea. Proprio per questo la pista estera, insieme a quella di un possibile circuito mafioso, merita la massima attenzione».
Il pericolo maggiore è il tempo. Un capolavoro conosciuto in tutto il mondo può restare nascosto per decenni, passare di mano, essere trasferito all’estero o diventare irrecuperabile. Il caso Caravaggio continua a ricordarcelo dopo quasi sessant’anni. Oggi la priorità deve essere una sola, quella di ritrovare gli Antonello prima che entrino in quel cono d’ombra dal quale le opere d’arte, troppo spesso, non ritornano più.