La notizia della vendita del ritrovo Casaramona di viale San Martino ha riacceso il dibattito sul politiche commerciali della città. Il centro cittadino si sta lentamente spegnendo, complice la nota crisi del settore, ma anche per via delle scelte amministrative che stanno penalizzando il commercio.
Oltre 1.000 negozi chiusi nel 2025
I dati della Camera di Commercio di Messina “certificano” una crisi che sta letteralmente “spolpando” il cosiddetto terziario. Quello che un tempo era il “cuore” dell’economia messinese. Le aziende chiudono ad un ritmo impressionate per cause diverse, ma riconducibili anche a scelte amministrative che non sono state capaci di fermare l’emorragia. E guarda caso da otto anni, dall’avvento di Cateno De Luca a Messina, la crisi si è fatta galoppante. Le mille chiusure sono la riprova di quello che sosteniamo.
Il viale San Martino
Da oltre un anno i lavori stanno causando danni inimmaginabili al commercio. I grossi marchi stanno andando via perché l’ex centro commerciale della città è diventato un cantiere perenne, dove è impossibile anche solo passeggiare. La riqualificazione era necessaria per sfruttare le grandi opportunità dei fondi PNRR, ma contemporaneamente non s’è fatto nulla per ristorare i commercianti. I dettaglianti hanno praticamente chiuso, solo qualche storico negozio resiste ma sol perché è proprietario delle mura (altro tema caldo). Il resto hanno abbassato le saracinesche. Eppure, Palazzo Zanca i fondi per sostenere realmente l’economia messinese li aveva trovati. Soldi che sono finiti nei conti correnti di aziende con bilanci floridi, ad esportatori in tutto il mondo di vini o prodotti dolciari, passando dai lidi della Riviera. In mezzo, ci sono anche associazioni culturali che si sono visti assegnare 50mila euro. A discapito delle partite IVA. Risultato? Chi non aveva reali esigenze s’è visto accreditare i soldi di provenienza europea, chi aveva problemi reali o chiude o resiste. Poi le coincidenze sulle quali in molti si pongono delle domande, ovvero alcune delle ditte selezionate appartengono a soggetti che si sono candidati con le liste a sostegno di Basile o a familiari candidati.
E le aziende del viale San Martino un bel niente.
Il ritrovo Casaramona
La notizia è verissima e possiamo dimostralo in qualsiasi sede. Stona, tuttavia, l’intervento dell’assessore al Commercio, Massimo Finocchiaro, il quale ieri sera si è premurato a smentire la notizia della decisione del titolare di voler vendere il locale perché impossibilitato a coprire i costi di gestione. Non l’ha fatto nemmeno l’amministratore della società. Non trattandosi di un negozio di abbigliamento o di scarpe, è chiaro che nel caso di specie la colpa non può essere attribuita al commercio elettronico. Ma ai lavori che perdurano su viale San Martino oltre il tempo dovuto. Fra via Santa Cecilia e viale Europa il cantiere su entrambi i lati impedisce anche ai pedoni di potervi transitare. Chi era solito passeggiare lungo il viale San Martino oggi non può farlo. E questo impedisce ai clienti di Casaramona di poterlo raggiungere. Il motivo della “crisi” è riconducibile solo a questo.
Qualcuno dirà che il Comune non ha colpe. Non è così, il Comune poteva prevedere dei ristori per i negozianti di viale San Martino, visto che le risorse c’erano, ma si è preferito fare altro.
Per buona pace di chi ancora oggi lotta per portare avanti un’azienda e garantire posti di lavoro. Ma questo a qualcuno può anche non interessare, basta che adesso c’è l’ex Fiera ristrutturata o il nuovo lido comunale del Ringo.
D. Gam.
