Ufficialmente è iniziata la stagione delle suggestioni, quella che precede l’apertura della vera e propria campagna elettorale. Una stagione caratterizzata da sondaggi, più o meno credibili, commissionati dallo “Sciamano del Nisi” che spesso trova sponda in qualche organo d’informazione che fornisce i dati secondo le più disparate chiavi di lettura.
I numeri (circola un sondaggio SWG), rimangono numeri e come tali possono essere interpretati a vantaggio proprio o svantaggio dell’avversario politico di turno. Il primo dato su cui poniamo l’attenzione riguarda il 12% che “Sud chiama Nord” otterrebbe in Sicilia. Se rapportato all’esito delle elezioni del 2022, ovvero alle Regionali che hanno incoronato governatore Renato Schifani, il saldo è decisamente negativo. Il partito di Cateno De Luca fa registrare sostanzialmente un -12%.
L’odierna narrazione deluchiana fa passare il messaggio che “Sud chiama Nord” diventerà l’ago della bilancia. De Luca non fa che ripetere come uno scanzonato refrain che l’alleanza con il suo partito porterebbe una delle due coalizioni al successo.
In parte è vero, ma ci sono delle variabili che vanno tenute in debita considerazione. La prima è rappresentata dal fatto che le coalizioni contrapposte potrebbero rinunciare all’apporto di “Sud chiama Nord” e questo potrebbe aprire la strada verso un “misero” isolamento politico.
Tradotto, significa che De Luca potrebbe ritentare la scalata al vertice della Regione Sicilia da solo.
L’altra variabile di non poco conto è rappresentata dal fatto che lo “Sciamano del Nisi” con chiunque deciderà di allearsi pone come precondizione la sua candidatura alla presidenza della Regione. Una posizione, a quanto pare, non negoziabile. E allora, al di là delle suggestioni politiche, la partita potrebbe avere un risultato scontato. E poi c’è il tema dell’affidabilità politica di Cateno De Luca: nessuno si fida di lui e delle sue repentine piroette.
Intanto, la suggestione delle elezioni anticipate, più volte evocate da De Luca, sta perdendo consistenza. Il tema non è più all’ordine del giorno della comunicazione social-politica del leader di “Sud chiama Nord”, segno evidente che alla base c’è la consapevolezza che Renato Schifani condurrà in porto la sua nave sgangherata. E poi, tranne un terremoto politico, quale deputato regionale sarebbe disposto a rimettersi in gioco con un anno d’anticipo?
D. Gam.

