Il modello Messina per la Blue Economy Siciliana

Redazione

Il modello Messina per la Blue Economy Siciliana

venerdì 22 Maggio 2026 - 11:56

Ospitiamo oggi l’intervento dell’ammiraglio Rosario Marchese, il quale indica la via per lo sviluppo economico di Messina partendo dalla ricchezza del mare.

“Il futuro della Sicilia passa dal mare. Messina, con la sua posizione unica al centro del Mediterraneo, può diventare il laboratorio più avanzato della Blue Economy italiana, trasformando lo Stretto in una piattaforma di sviluppo capace di connettere innovazione, sostenibilità, ricerca e occupazione. La vera innovazione del modello Messina è considerare il mare non più come semplice via di attraversamento o confine geografico, ma come infrastruttura produttiva capace di generare tecnologia, energia, industria e occupazione qualificata.” Un modello Messina” che proprio grazie alla sua specificità geografica e strategica, potrebbe essere esportato e adattato alle altre realtà costiere siciliane: Palermo per la logistica avanzata, Catania per la cantieristica tecnologica, Siracusa e Augusta per l’energia offshore, Trapani e Mazara del Vallo per la bioeconomia ittica.

I numeri confermano il peso crescente della Blue Economy nell’Isola. In Sicilia l’economia del mare rappresenta il 6% della ricchezza prodotta, contro una media nazionale del 4%, coinvolgendo 192 comuni costieri e generando oltre 17 miliardi di euro di valore economico con più di 102 mila occupati distribuiti in circa 30 mila imprese. Ogni euro prodotto dalla Blue Economy ne genera inoltre 1,9 nell’economia regionale, superando la media italiana. In questo quadro Messina vale già oltre 958 milioni di euro, pari al 16,1% del valore aggiunto regionale della Blue Economy. Dopo però Catania con il 17,5% (circa 1,04 miliardi) e Palermo che guida la classifica con il 37,5% del valore aggiunto regionale, pari a circa 2,23 miliardi di euro.

A parere di chi scrive, la proposta della creazione di un Distretto dell’Innovazione Marittima fondato su industria, ricerca, sostenibilità, formazione specialistica e innovazione tecnologica quindi, capace di fare sistema, rappresenta un passaggio strategico decisivo per il futuro economico di Messina e dell’intera Sicilia. Secondo stime elaborate sulla base dei principali rapporti europei sulla Blue Economy e dei benchmark dei distretti marittimi innovativi del Mediterraneo e del Nord Europa, un sistema integrato di questo tipo potrebbe generare nel medio-lungo periodo una crescita occupazionale compresa tra il 70% e il 90%. Il modello si sviluppa lungo quattro direttrici strategiche.

La prima riguarda la cantieristica avanzata e il refitting green. Grazie alla tradizione marittima e alle infrastrutture portuali esistenti, Messina potrebbe diventare un polo mediterraneo specializzato nell’ammodernamento sostenibile di yacht e grandi imbarcazioni. Oggi la cantieristica rappresenta circa il 6-8% dell’occupazione della Blue Economy locale, ma con il refitting ecologico, la manutenzione avanzata e le tecnologie di decarbonizzazione navale potrebbe arrivare al 15-18%, generando migliaia di nuovi posti di lavoro altamente qualificati tra ingegneri navali, tecnici dell’automazione e specialisti dei nuovi materiali.

La seconda direttrice è quella dell’energia marina. Le correnti dello Stretto rappresentano una risorsa straordinaria per lo sviluppo delle tecnologie idrocinetiche. Dal 2006 il prototipo “Kobold” del progetto “Enermar” dimostra la possibilità di produrre energia elettrica dalle correnti marine. Oggi il comparto pesa meno dell’1% dell’occupazione del sistema mare, ma potrebbe arrivare al 8-10%, trasformando Messina in un laboratorio internazionale per turbine sottomarine, sistemi di accumulo energetico, sensoristica avanzata e monitoraggio ambientale.

Il terzo pilastro è rappresentato dalla bioeconomia ittica e dalla Blue Biotech. Gli scarti della lavorazione del pesce potrebbero essere trasformati in risorse per cosmetica, medicina rigenerativa, nutraceutica, fertilizzanti e biomateriali biodegradabili. Attualmente questo settore pesa circa il 2-3% dell’occupazione della Blue Economy, ma potrebbe crescere fino al 10-12%, favorendo startup innovative, laboratori di ricerca, cooperative e nuova occupazione qualificata nei settori della biologia marina, della chimica e della farmaceutica. Parallelamente il turismo sostenibile, l’ittiturismo e gli itinerari culturali dello Stretto potrebbero rafforzare ulteriormente l’economia del territorio.

Il quarto pilastro è la Logistica 4.0 e il Porto Digitale. Oggi il trasporto marittimo e la logistica rappresentano il 32,8% del valore aggiunto della Blue Economy siciliana e circa il 20-22% degli occupati del settore mare. Applicato a Messina significa circa 3.500-4.000 occupati diretti e un valore economico compreso tra 300 e 320 milioni di euro. L’obiettivo è trasformare Messina da porto di attraversamento a piattaforma intelligente del Mediterraneo attraverso Digital Twin portuale, Intelligenza Artificiale e sistemi interoperabili capaci di monitorare in tempo reale traffici, consumi energetici e flussi logistici. Questo consentirebbe di ridurre tempi di attesa, emissioni e costi operativi, aumentando competitività e traffici commerciali.

In questo scenario il comparto logistico potrebbe arrivare a rappresentare il 25-28% dell’occupazione della Blue Economy messinese, quasi raddoppiando gli addetti diretti fino a 7-8 mila unità altamente specializzate tra esperti di IA applicata ai porti, cybersecurity marittima, automazione e smart mobility.

Secondo le stime europee sui porti digitalizzati, ogni nuovo posto diretto nella logistica avanzata può generare da 1,8 a 2,3 posti indiretti nell’economia territoriale, portando Messina fino a 15-18 mila occupati complessivi tra lavoro diretto e indotto.

Non si parlerebbe più soltanto di lavoro portuale tradizionale, ma di nuove professioni tecnologiche:

  • esperti di Intelligenza Artificiale applicata ai porti;
  • tecnici di cybersecurity marittima;
  • analisti dei flussi logistici;
  • operatori di automazione portuale;
  • specialisti della smart mobility;
  • gestori di piattaforme digitali integrate;
  • tecnici per cold ironing ed efficientamento energetico.

Significa che per ogni tecnico, ingegnere o operatore assunto nel porto, si sviluppano nuove opportunità anche in: trasporti; commercio, turismo, cantieristica, formazione, ricerca universitaria.

Fondamentale sarà anche il ruolo della formazione, sarà necessario creare un grande polo di orientamento e indirizzo alle nuove professioni del mare, capace di collegare università, Istituti Tecnici Superiori, sistema portuale e imprese innovative.

Il valore del modello Messina non sta soltanto nella specificità dello Stretto, ma nella possibilità di esportarne il metodo: integrazione tra porto, università, innovazione tecnologica, sostenibilità e formazione specialistica. Per la prima volta dopo decenni, Messina potrebbe smettere di vivere lo Stretto come un limite e trasformarlo nella propria più grande leva di sviluppo. La sfida del modello Messina è proprio questa: fare del mare non ciò che divide la Sicilia dal continente, ma ciò che può rilanciare l’economia dell’intera Isola”.

Ammiraglio Rosario Marchese

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