Chiunque si occupi di alberature urbane è consapevole del delicato equilibrio statico che caratterizza i pini in città e, di conseguenza, sa che deve applicare le dovute cautele quando si interviene in prossimità di questa specie arborea.
In particolare bisognerebbe evitare di modificare il profilo del terreno, lavorazioni che possano danneggiare le radici specialmente nelle loro porzioni terminali, impermeabilizzare il suolo, somministrare irrigazioni eccessive che rendano meno consistente il terreno tanto da diminuire l’ancoraggio radicale.
Nella nuova sistemazione dell’ex Villetta Royal (oggi Piazzetta) tutto questo sembra essere stato disatteso; infatti sono state eseguite modifiche all’originale piano di calpestio. È stata messa in opera una pavimentazione in sostituzione della preesistente terra battuta, i tronchi dei Pini sono stati parzialmente interrati, ci sono solo pochi centimetri di distanza tra la nuova pavimentazione e gli alberi.
La realizzazione del nuovo piano di calpestio ha sicuramente danneggiato le radici nella loro parte terminale che espleta la funzione di ancoraggio e, non a caso, si è registrato lo schianto di alcuni esemplari mentre gli altri hanno resistito alla forza delle intemperie.
I Pini della Villetta Royal erano gli unici in città piantati in terreno permeabile e per questo il fenomeno della risalita radicale era estremamente limitato; la posa in opera di pavimentazione di quello spessore, anche se drenante, diminuisce la percolazione di acqua nel suolo con formazione di uno strato umido (barriera di vapore) tra il terreno e la parte inferiore della nuova copertura inducendo le radici a risalire alla ricerca di umidità così come succede lungo la Circonvallazione cittadina. Di conseguenza i palchi radicali risaliranno alla ricerca di umidità e danneggeranno la nuova pavimentazione.
La resina dei pini e la continua caduta di aghi occlude i pori del conglomerato drenante rendendolo impermeabile a meno di non eseguire una manutenzione continua e costosa della pavimentazione per mantenerne la permeabilità.
A prescindere dalla specie tutti gli alberi soffrono l’interramento della parte basale del fusto e si deve evitare lasciando attorno all’albero uno spazio di rispetto.
All’interno dei pochi centimetri rimasti tra fusto e nuova pavimentazione si accumulerà l’acqua piovana creando ristagni favorevoli agli attacchi di crittogame e favorendo l’insorgenza di marciume radicale.
Per fortuna, contrariamente a quanto fatto nelle aiuole di Piazza Duomo, non è stato posato in opera il prato con il necessario impianto di irrigazione, sistemazione che ha determinato, da poco ma anche negli anni passati, la caduta di alcuni pini.
La Villetta Royal rappresentava una delle poche zone verdi, se non l’unica, nelle quali i Pini erano stati piantati in un ambiente a loro favorevole privo di ostacoli al loro accrescimento e con un suolo ottimale per la loro vegetazione ed equilibrio.
Sicuramente sarebbe stato possibile modificare la fruibilità dell’area evitando di alterare quel delicato equilibrio (raro in ambiente urbano) esistente tra alberi e contesto circostante applicando conoscenze, tecniche e materiali oramai di uso corrente nel campo della cura del verde urbano.
In ultimo ci si domanda per quale motivo nell’era del Green Deal si è sentito il bisogno di coprire con pavimentazione artificiale una delle pochissime aree permeabili in piena città.
Saverio Tignino

