“Non basta pubblicare un elenco. La trasparenza non si misura dal numero dei nomi resi pubblici, ma dalla loro reale leggibilità”, così il segretario provinciale del Partito Democratico, Armando Hyerace, in merito alle donazioni di cui è destinatario Sud Chiama Nord.
“Dire che “la democrazia costa” è corretto, ma non basta. Non basta
perché il punto non è la legittimità delle donazioni, ma se siano
davvero trasparenti agli occhi dei cittadini.
Un elenco di nomi e cognomi, senza qualifiche, non chiarisce
abbastanza. Non dice, ad esempio, se tra i finanziatori, almeno negli
ultimi 4 anni, ci sono professionisti o consulenti che hanno lavorato o
lavorano con pubbliche amministrazioni locali, o imprese che hanno
ottenuto affidamenti, anche diretti. Se esistono legami familiari o
societari con chi ha ricevuto quegli affidamenti. Ed è qui che si apre la vera questione politica.
Un tema che a Messina, oggi, diventa ancora più pressante davanti a una
pletora di candidati che, tra Comune e quartiere, dovrebbe arrivare a
sfiorare quota 1000. E soprattutto perché a proporli non è una
coalizione di partiti, ma un solo partito/movimento di stampo
essenzialmente locale.
Proprio per questo i messinesi hanno ancora più diritto di sapere se
esiste, oppure no, un intreccio tra finanziamento politico e gestione
delle risorse pubbliche.
C’è poi un ulteriore tema, che non può essere eluso: quello dei
contributi indirizzati a centri studi o strutture parallele, non sempre
soggetti agli stessi obblighi di pubblicazione previsti per i partiti.
Anche qui, la legittimità formale non esaurisce il tema della
trasparenza.
Per questo la domanda è semplice e precisa: tra chi finanzia Sud chiama
Nord, o realtà ad essa collegate, c’è qualcuno che direttamente o
indirettamente ha ricevuto o riceve incarichi professionali o
affidamenti pubblici?
Su questo serve una risposta chiara. Non un semplice elenco”, conclude Hyerace.

