Caso Croce, il PD presenta una nuova proposta di decadenza

Michele Bruno

Caso Croce, il PD presenta una nuova proposta di decadenza

martedì 06 Febbraio 2024 - 14:04

La consigliera comunale Antonella Russo ed il consigliere Felice Calabrò, appartenenti al gruppo del Partito Democratico, intervengono in conferenza stampa sul caso del consigliere di centrodestra Maurizio Croce.

I due membri del civico consesso hanno proposto una nuova delibera per chiedere la decadenza del consigliere dal suo ruolo con “l’attivazione della procedura di contestazione per assenze ingiustificate del consigliere comunale Maurizio Croce, ex articolo 41 c.6, del Regolamento del Consiglio Comunale del Comune di Messina”. Proposta di delibera che si aggiunge all’attuale già in discussione in Consiglio, per la quale è prevista una nuova seduta il prossimo 13 febbraio.

Calabrò ha preso la parola ed osservato che “la situazione del consigliere Croce è insolita. Inizialmente è stato eletto non direttamente dalla popolazione, ma come miglior perdente tra i candidati sindaci alle elezioni, grazie a una legge scellerata che assegna al miglior perdente il ruolo di capo dell’opposizione. Sebbene sia stato eletto seguendo questa regola, Croce non può effettivamente svolgere il compito di consigliere poiché è già impegnato in un’altra posizione. I consiglieri sono tenuti a partecipare attivamente alle sedute, quindi se uno di loro è presente solo 9 volte su 155 sessioni del Consiglio comunale, è difficile considerare che stia realmente svolgendo il suo ruolo. l’Anac aveva archiviato il caso riguardante la presunta incompatibilità, affermando che non c’è incompatibilità ma anche riconoscendo che il ruolo di soggetto attuatore è a livello nazionale – ndr, questo aspetto è rilevante in quanto la contestazione attualmente aperta nei confronti di Croce lo potrebbe rendere incompatibile come consigliere con il ruolo di dirigente di un organo amministrativo nazionale. Sulla questione però è dirimente l’interpretazione del Consiglio comunale, che dovrà esprimersi con il voto -. La questione sarà discussa in Consiglio comunale il 13 febbraio, dopo essere stata rinviata per ottenere il parere dell’avvocatura. Il problema principale riguarda la necessità per il soggetto attuatore di scegliere a cosa rinunciare entro dieci giorni, altrimenti decadrebbe dalla carica di soggetto attuatore anziché da consigliere. Se è stato incompatibile dal maggio 2023 a causa di questa mancata scelta, cosa succede ai decreti già emessi? Il presidente della Regione avrebbe dovuto avviare subito il procedimento. L’Anac ha concluso che, essendo un ruolo nazionale, non era eleggibile e quindi sussiste l’incompatibilità. Tuttavia, l’aspetto fondamentale per noi è il rispetto delle regole, ed è evidente che Croce non possa essere contemporaneamente consigliere e soggetto attuatore. Attualmente, il presidente della Regione afferma di non essere stato informato della situazione e ha richiesto un parere all’assessorato alle autonomie locali, il che sembra non avere rilevanza. Questo ci fa pensare che l’aspetto giuridico non abbia più senso in questa vicenda”.

Antonella Russo evidenzia che la nuova proposta di delibera non ha nessun collegamento con quella in discussione il 13 febbraio. Si concentra su quanto previsto dall’articolo 41 comma 6: la decadenza dalla carica per i consiglieri assenti per sei sedute consecutive senza giustificazione.

“Nonostante l’imbarazzo nel fare il pelo e contropelo a un collega, data la situazione attuale, è necessario agire. Anche se potrebbe sembrare una mossa mirata o una caccia all’uomo, non è così, e non stiamo perseguendo il nostro interesse particolare. Non si tratta di un’azione con lo scopo di favorire il candidato consigliere Alessandro Russo. Abbiamo anche ricevuto richieste pec dagli avvocati perché un rappresentante di Forza Italia entri in Consiglio. Non sappiamo chi sarà a prendere il posto di Croce. Riguardo a Croce, come può svolgere il ruolo di capo dell’opposizione con un tasso di assenze del 94%? Il Consiglio di Stato ha chiarito nel 2021 che le giustificazioni possono essere presentate anche successivamente, ma non possono essere tardive o di rito. Anche noi abbiamo altri impegni e un altro lavoro, ma riteniamo che un’assenza così prolungata compromette il funzionamento dell’assemblea. Il Consiglio comunale ha il compito di valutare la validità e la rilevanza delle giustificazioni, come stabilito dal Consiglio di Stato nel 2019. Con un così alto tasso di assenze, è necessario intervenire. L’assenza costante di un consigliere è dannosa, poiché ostacola il normale svolgimento delle sedute e influisce sulle decisioni prese. Impedisce il plenum del Consiglio. Molte delibere sono passate e sono state bocciate. È un Consiglio comunale azzoppato anche solo per un’assenza”.

Il presidente della Regione siciliana Renato Schifani, intanto, aveva chiesto un parere al dirigente generale del Dipartimento autonomie locali della Regione. E, per conoscenza, inviato la lettera al presidente del Consiglio comunale di Messina, Nello Pergolizzi, e allo stesso Maurizio Croce.

Secondo l’Avvocatura dello Stato, rappresentata dall’avvocato Marcello Pollara, il consigliere è ineleggibile perché ricopre il ruolo di “soggetto attuatore” per la realizzazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico nella Regione siciliana. Si tratta di una “incompatibilità degli incarichi dirigenziali, quale quello rivestito dal soggetto attuatore, con la carica di consigliere di un Comune con popolazione superiore a 15mila abitanti”, secondo Pollara. Il parere dell’Anac, Autorità nazionale anticorruzione, favorevole a Croce, non concorda con quello dell’Avvocatura.

A questo punto è intervenuto Schifani, criticato da Sud chiama Nord per la tempistica, ritenuta “tardiva” dell’invio dei due pareri dell’Avvocatura, e ha scritto al suo dirigente: “L’Anac e l’Avvocatura giungono a conclusioni diametralmente opposte. Di conseguenza, dato che al Dipartimento competono i rapporti con gli enti locali, compresi i poteri di vigilanza e controllo, si chiede di valutare quale dei due pareri prevalga per evitare di gravare l’erario pubblico di spese per eventuali contenziosi”.

Michele Bruno.

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