Iniziamo dalla fine: “…Preferisco salutare e ringraziare tutti”. Justin Davis, presidente dell’ACR Messina, con una lettera aperta ha messo l’amministrazione comunale di fronte alle proprie responsabilità. Il nodo ruota intorno al rinnovato “Celeste”, il cui uso per un’avventata scelta politica di stampo democristiano è stato allargato a numerose società. Troppe per conciliare le esigenze della prima squadra cittadina che sta affrontando da protagonista il campionato di Eccellenza. C’è un progetto di rilancio del calcio cittadino, fatto di importanti investimenti economici per una piazza che ambisce a tornare nel calcio che conta. Ma questo non è possibile perché Palazzo Zanca considera l’ACR Messina alla stessa stregua delle società amatoriali cittadine impegnate nei campionati minori. Quella dell’amministrazione comunale, e in particolare del sindaco Federico Basile, evidentemente è stata una scelta ponderata, figlia di impegni assunti in campagna elettorale. Ecco perché oggi il “Celeste” viene concesso a spezzatino a tutti, compreso il “povero” Messina, per non scontentare nessuno.
I problemi che affronta la prima squadra cittadina li leggerete nella missiva del presidente Davis in coda a questo articolo, ma una cosa è certa: l’amministrazione comunale non sta facendo il bene della prima squadra cittadina.
Forse non si è compreso che l’ACR, pur militando nei dilettanti, si è sobbarcata un investimento da professionismo: le stime parlando di 1,3 mln di euro. Una cifra stratosferica rispetto alla quale l’amministrazione comunale avrebbe dovuto fare la sua parte, ed invece – stando a quanto si apprende – sta facendo di tutto per fare letteralmente scappare la proprietà.
Ecco il testo della lettera aperta di Justin Davis.

“Quando sono arrivato a Messina, quasi per caso, mi sono innamorato della bellezza di questa città e del calore della sua gente: una gente che vive di calcio, quel calcio vero che qui manca da troppi anni. In quel momento ho fatto una promessa a me stesso: riportare il calcio a Messina dove merita di stare.
Lo scorso anno ho salvato il titolo sportivo, sanando diverse situazioni e investendo, come nessuno negli ultimi vent’anni, risorse economiche personali che potrei benissimo destinare ad altro. Lo faccio perché ho un obiettivo e una promessa da mantenere.
Per rilanciare il calcio, però, non bastano competenza e risorse economiche. Servono collaborazione, unità d’intenti e le condizioni migliori perché la squadra possa raggiungere il traguardo che tutta Messina desidera.
Non possiamo pensare di vincere un campionato allenandoci in un campo dove, dopo un’ora e mezza, ci sono già due squadre in attesa, che giustamente hanno anch’esse diritto ad allenarsi. Non è possibile toglierci lo slot del sabato e relegare la rifinitura, l’allenamento più importante della settimana, a un’ora e mezza alle 9 del mattino. Non è possibile negarci l’uso di uno spogliatoio dove custodire le nostre attrezzature, in una struttura in cui si allenano sette squadre.
E le conseguenze sono già evidenti: il continuo cambio di campo tra lo stadio Celeste e il Franco Scoglio ci ha portato ad avere oggi sei calciatori infortunati.
Non è questo ciò che mi era stato prospettato dopo aver presentato il piano di rilancio per lo sport cittadino.
Il mio non è uno sfogo polemico. Ho fatto una promessa a questa città, e se non potrò mantenerla per la mancanza di strutture adeguate o per scelte che non tengono conto delle esigenze di chi rappresenta Messina sul campo, preferisco essere chiaro con la città che mi ha accolto: salutare e ringraziare tutti.
Vuole essere un appello costruttivo. Adesso tocca a voi scegliere il destino del calcio a Messina”.
