La scelta del sindaco di Catania, Enrico Trantino, di rinunciare ad oltre 8 mln per la realizzazione di nuove piste ciclabili, è giunta impetuosamente anche a Messina.
L’eterno dibattito sull’utilità delle piste ciclabili viene alimentato da una scelta coraggiosa di un sindaco che ha messo al primo posto l’interesse pubblico. Al contrario del primo cittadino di Messina, Federico Basile, il quale ha pensato bene di “violentare” la circolazione stradale per piegarsi ai diktat dell’Europa.
Il modello-Stoccolma, quello tanto caro all’ormai ex assessore dimenticato, Salvatore Mondello, ha solo prodotto sfracelli in una città che da sempre lotta con la viabilità. Una città con due soli assi centrali e che ha una conformazione geografica da non consentire restringimenti di carreggiata, non poteva permettersi le piste ciclabili che, alla resa dei conti, si stanno rivelando inutili. Peraltro, una città fatta di saliscendi con insediamenti residenziali in collina non aveva bisogno di restringere le strade.
E poi la cultura delle due ruote che non appartiene a Messina, dove si inforca la bicicletta solo per le passeggiata della domenica. Chi ha la fortuna di vivere in centro, magari le due ruote le usa per qualche piccola commissione o per spostamenti brevi, ma per il resto è preferibile l’uso dell’automobile. E poi, non tutti hanno l’età o il fisico per pedalare.
Ecco allora che il dibattito anima il messinese che si è sentito “scippato” di porzioni di strade per fare largo a piste ciclabili spesso miseramente deserte e quindi poco utilizzate.
Il modello-Stoccolma è fallito e con esso un’amministrazione comunale che non ha una visione se non quella strabica di chi pensa di poter imporre il proprio pensiero sulla scorta di un viaggio giovanile nelle capitali del Nord Europa.
