Spera in un’alleanza strategica, non importa con chi, per mantenere in vita il suo movimento e alimentare le sue aspirazioni. Ma gli schieramenti in campo lo tengono sospeso. Nonostante gli ultimatum imposti dallo “Sciamano del Nisi”, nessuno manifesta l’intenzione di volerselo imbarcare. La mancanza di affidabilità lo allontana dal centrodestra e dal campo largo e poi c’è il tema delle incompatibilità con le forze politiche in campo. A sinistra, Ismaele La Vardera conosce benissimo Cateno De Luca e certamente impedirà il suo ingresso in coalizione, a destra lo sbarramento è variegato: si va da Fratelli d’Italia a Forza Italia, nessuno lo vuole come compagno di viaggio. Adesso c’è un problema in più per De Luca con l’adesione di Calderone a Futuro Nazionale. Un problema insormontabile per il sindaco di Taormina che non è per nulla compatibile con il parlamentare nazionale.
Gli endorsement di Galvagno per il centrodestra e Crisafulli per il centrosinistra, non bastano per aprire la strada alle possibili alleanze. Non basta nemmeno quel risicato 1% su base nazionale per consentirgli di proporre un’alleanza strategia. Cateno De Luca, insomma, politicamente è alla “canna del gas”: rischia l’ennesima corsa in solitaria. La stessa che l’ha visto impegnato, senza successo nel 2022, anche se i tempi sono cambiati. L’appeal di De Luca non è più lo stesso, la roccaforte-Messina non è più la stessa di quattro anni fa, quando ebbe una messe di consensi. All’orizzonte, peraltro, c’è un pericolosissimo ricorso per potrebbe disarcionare il suo “colonnello”, Federico Basile. E poi ci sono le faide interne a “Sud chiama Nord”, l’ala degli scontenti dopo le amministrative e la tornata di nomine nelle Partecipate comunali, non è detto che possa sostenere le ambizioni di Cateno.
D. Gam.
