Celeste impupato, ecco cosa c’è dietro: una discarica

Redazione

Celeste impupato, ecco cosa c’è dietro: una discarica

lunedì 14 Settembre 2026 - 15:53

Rifiuti di cantiere ammassati nei locali sotto le tribune, intaso e manto sintetico abbandonati a bordo campo, nessun servizio di pulizia né di manutenzione. A poche settimane dalla riapertura, l’impianto rischia di seguire la parabola dell’ex Gil. Le foto ufficiali le ha scattate il Sindaco: il taglio del nastro, la tribuna, il campo verde in occasione della partita contro la Messana. Sono immagini che raccontano un impianto restituito alla città dopo i lavori di riqualificazione. Ma basta scendere di un piano, sotto le gradinate, per scoprire che lo Stadio Giovanni Celeste nasconde un’altra storia.
I locali sotto le tribune
Nelle stanze ricavate sotto la tribuna, dove dovrebbero trovare posto magazzini, spogliatoi e servizi, giacciono ammassati i materiali di risulta del cantiere appena concluso. Le fotografie parlano da sole: decine di latte di resina e vernice per superfici sportive, alcune aperte e con il prodotto colato sul pavimento, rotoli di lana di roccia strappati, pallet di legno accatastati fino al soffitto, sacchi di macerie, tubi corrugati e canaline, porte interne divelte e appoggiate a terra, un pneumatico, vecchi altoparlanti dell’impianto di diffusione, cartoni e teli di plastica. In alcuni ambienti i detriti coprono l’intero pavimento; in altri le vecchie pannellature pubblicitarie fanno da parete a cumuli di erba sintetica di scarto, in alcuni casi le porte dei locali sarebbero state addirittura saldate, rendendo inaccessibili gli ambienti e, di fatto, nascondendo alla vista ciò che vi è stato lasciato dentro.
Non si tratta di ingombranti dimenticati: sono rifiuti speciali della ristrutturazione, che per legge andrebbero smaltiti dalla ditta esecutrice attraverso i canali previsti, con relativa tracciabilità. Averli “parcheggiati” all’interno di un impianto sportivo pubblico, in locali chiusi e privi di aerazione, a due passi dal campo e dagli spazi frequentati da atleti e addetti, configura una situazione che ha ben poco di sportivo e molto di ambientale.
A bordo campo
Il quadro non migliora all’esterno. Lungo il perimetro del terreno di gioco, nella fascia tra la recinzione e il muro delle tribune, sono rimasti cumuli di intaso in gomma, sfridi di manto sintetico, strisce di supporto, tubazioni e profilati in plastica e alluminio. Nei corridoi di servizio giacciono pali e strutture metalliche smontate. Sono gli scarti della posa del nuovo manto: nessuno li ha rimossi.
Un impianto senza gestione
Al di là dei rifiuti, il problema di fondo è un altro: al Celeste, oggi, non c’è nessuno che gestisca. Non esiste un soggetto responsabile dell’apertura e chiusura dei locali, della pulizia, della custodia. Non esiste soprattutto un piano di manutenzione del manto sintetico, che per durare richiede spazzolature periodiche, ridistribuzione dell’intaso, controllo dei drenaggi. Senza questi interventi il campo appena inaugurato è destinato a deteriorarsi in tempi rapidi.
La città ha già visto questo film. L’ex Gil, riqualificato e poi lasciato a se stesso poi chiuso, è la dimostrazione di cosa accade quando un investimento pubblico non è accompagnato da un modello di gestione. Se non si interviene, il Celeste percorrerà la stessa strada, con la differenza che questa volta le criticità sono già evidenti prima ancora che l’impianto entri a regime.

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