Nonostante il sindaco Federico Basile si sia preso del tempo, visti i problemi sorti per le stringenti norme, qualche nominato in seno alle Partecipate comunali sarebbe a forte rischio, per ragioni legate alla inconferibilità dell’incarico. Al comma 4 dell’articolo 6 del decreto legge n. 201 del 23/12/2001, si legge testualmente:
| “Non possono essere conferiti incarichi professionali, di amministrazione o di controllo societario, né incarichi inerenti alla gestione del servizio: |
| a) ai componenti di organi di indirizzo politico dell’ente competente all’organizzazione del servizio o alla sua regolazione, vigilanza o controllo, nonché ai dirigenti e ai responsabili degli uffici o dei servizi direttamente preposti all’esercizio di tali funzioni; |
| b) ai componenti di organi di indirizzo politico di ogni altro organismo che espleti funzioni di stazione appaltante, di regolazione, di indirizzo o di controllo del servizio, nonché ai dirigenti e ai responsabili degli uffici o dei servizi direttamente preposti all’esercizio di tali funzioni; c) ai consulenti per l’organizzazione o regolazione del servizio”. Poi al comma 5 si legge: “Le inconferibilità di cui al comma 4, lettere a), b), e c), si intendono cessate decorso un anno dalla conclusione degli incarichi ivi elencati”. Chi rischia? Salvatore Saglimbeni, funzionario del Comune di Messina, in pensione dallo scorso gennaio, benché non fosse dirigente ha svolto il ruolo di “Energy manager” di Palazzo Zanca. Una funzione che lo potrebbe mettere fuori gioco dal “giro” delle nomine avendo l’obbligo – come nel caso dell’assessore Mondello e dei consiglieri – di rispettare il cosiddetto periodo di “raffreddamento” previsto dalla legge. La ratio della stessa è contenuta proprio nell’indicazione di Saglimbeni alla presidenza dell’AMAM Spa, benché lo stesso essendo pensionato della Pubblica amministrazione e avendo compiuto i 67 anni, non può percepire alcun onorario per 12 mesi. Ciò significa che Saglimbeni si insedierebbe (il condizionale è d’obbligo), solo per “gestire il potere”, senza avere un ritorno economico. Quello che la legge vieta. Gli altri a rischio Fra i nominati a rischio ve ne sono comunque altri, rinvenibili in coloro i quali sono dipendenti della Pubblica amministrazione. Come nel caso di Domenico Quartarone (Università di Messina); Giovanna Crifò (Regione Sicilia); Giovanni Scopelliti (Policlinico di Messina), i quali dovranno ottenere l’autorizzazione da parte dell’amministrazione di appartenenza. Autorizzazione che non è così scontata. Cosa può accadere? Il caso più spinoso riguarda Saglimbeni, gli altri un po’ meno. Se venissero sollevati, come sembra, dei rilievi da parte dei consiglieri comunali di opposizione il cui compito è quello di esercitare un controllo sull’operato dell’amministrazione, è probabile che il sindaco Federico Basile possa decidere di congelare alcune nomine e procedere quindi alla ricostituzione dei Cda delle Partecipate ripescando qualche altro nome fra coloro i quali hanno presentato la domanda. Ma c’è un problema di tempi, dal momento che si avvicina a grandi falcate la data del 20 ottobre, quando il TAR di Catania discuterà i ricorsi. Qualora venissero accolti il sindaco decadrebbe immediatamente. D. Gam. |
