Qualche settimana fa un quotidiano regionale ha dato notizia di un’interessante iniziativa promossa da “Isolife”, servizio di prenotazioni specialistiche, in collaborazione con il Porto Turistico di Marina di Ragusa. Il progetto integra l’accoglienza turistica con servizi sanitari dedicati, con un obiettivo semplice ma strategico: garantire a diportisti e turisti un’assistenza medica tempestiva e qualificata. Il porto viene così interpretato non soltanto come luogo di approdo, ma come spazio di sicurezza, benessere e servizi. L’esperienza di Marina di Ragusa offre un metodo prezioso: utilizzare il porto turistico come una piattaforma integrata capace di mettere in relazione imprese, servizi e territorio.
Chi arriva dal mare non trova soltanto un posto barca, ma entra in un sistema di opportunità che genera valore anche per chi vive e lavora nell’area. In un settore in cui la Sicilia vanta già un peso del 6% del valore aggiunto regionale (rispetto a una media nazionale del 4%), il passo decisivo consiste nel superare la semplice logica dei numeri. La Blue Economy è fortemente concentrata nelle aree costiere, che in Sicilia comprendono 192 comuni, di cui 123 litoranei e 69 prossimi al mare. In queste aree si produce il 78,2% del valore aggiunto complessivo regionale e risiede il 73,5% della popolazione dell’isola. Palermo guida la classifica con il 37,5% del valore aggiunto regionale, pari a circa 2,23 miliardi di euro, seguita da Catania con il 17,5% (circa 1,04 miliardi) e Messina con il 16,1% (circa 958 milioni).
Palermo si colloca inoltre al sesto posto tra le province italiane per numero di imprese blu, mentre Messina è al decimo posto nazionale. Il futuro dell’economia del mare non si misura contando quante imbarcazioni, yacht o navi da crociera arrivano nei porti, ma valutando quanto valore economico il territorio riesce a generare e trattenere grazie alla loro presenza. Ogni imbarcazione che entra in un porto non è semplicemente un “posto barca occupato”, ma un potenziale motore economico per l’intero indotto territoriale.
Messina dispone di un patrimonio unico: una posizione strategica nel cuore del Mediterraneo, lo Stretto, le Isole Eolie, eccellenze internazionali come Taormina e una rete capillare di porti e approdi (Milazzo, Capo d’Orlando, Portorosa). Tuttavia, il valore reale non risiede nella somma di queste singole infrastrutture, ma nel farle funzionare come un “porto diffuso”: una rete coordinata guidata dal principio “una costa, molti porti, un’unica destinazione”. La vera forza di un sistema portuale turistico risiede nella sua capacità di connettere il mare con la terraferma e attivare una filiera economica trasversale. Senza bisogno di costruire da subito nuove grandi infrastrutture, la priorità è coordinare ciò che già esiste per alimentare l’economia marittima produttiva. Facciamo un esempio: quando un diportista approda in un sistema integrato: chi arriva a Milazzo viene accompagnato alla scoperta dei Nebrodi; chi sbarca sulla costa ionica raggiunge Taormina e i borghi dell’entroterra; chi naviga nelle Eolie viene incentivato a prolungare il viaggio verso lo Stretto; chi fa scalo a Messina trova immediatamente un’offerta di esperienze e servizi lungo entrambi i versanti costieri. A beneficiare di questo flusso non sono solo i porti, ma un’ampia rete produttiva: cantieristica, società di charter, guide turistiche, trasporti (taxi e NCC), commercianti, ristoratori, strutture ricettive, aziende agricole, artigiani locali e startup digitali.
È questo tessuto economico diffuso, e non il mero traffico navale, a determinare la vera ricchezza del territorio. Questa logica di rete può estendersi dall’ambito messinese all’intera Sicilia. Considerare Palermo, Trapani, Siracusa, Catania, le Eolie, le Egadi e Pantelleria non come realtà isolate o concorrenti, ma come porte d’accesso a un’unica destinazione nautica, è l’unica strada per competere nel Mediterraneo. La vera sfida globale si gioca infatti tra sistemi territoriali capaci di garantire continuità dei servizi, identità e qualità. Per concretizzare questa visione, la provincia di Messina potrebbe farsi apripista promuovendo una cabina di regia tra istituzioni, Comuni costieri, operatori portuali e categorie economiche.
Da qui nascerebbe il “Sistema dei Porti Turistici della Provincia di Messina”, dotato di un’identità comune, una piattaforma digitale integrata e itinerari mare-terra condivisi da presentare unitamente sui mercati internazionali. Inoltre, affinchè un porto turistico si trasformi in un polo permanente di sviluppo economico e produttivo, servono competenze adeguate. L’aumento del valore economico della portualità va di pari passo con la formazione di nuove figure professionali. Accanto alle maestranze tradizionali (ormeggiatori, meccanici, tecnici nautici, carpentieri), l’evoluzione del settore richiede nuove competenze legate a: transizione energetica e sostenibilità ambientale; digitalizzazione dei servizi e gestione dell’accoglienza; management portuale e turistico. Mettere in rete porti, ITS Academy, università e centri di formazione significa trasformare gli approdi anche in un motore di occupazione qualificata e giovanile.
Quanto delineato in questo articolo si pone come una proposta chiara ed esplicita rivolta a tutte le istituzioni, agli enti locali, alle autorità e alle categorie economiche che hanno la responsabilità di strutturare, pianificare e governare il territorio. Da parte mia, indipendentemente dai tempi di risposta delle istituzioni, questo percorso condiviso andrà avanti comunque. L’impegno nel promuovere questo modello, nell’aggregare le forze produttive e nel valorizzare l’immenso patrimonio marittimo di Messina e della sua provincia prosegue con decisione. È una missione che porterò avanti anche nel mio ruolo di Consigliere del Ministro per le Politiche del Mare, in piena sintonia con le linee guida del programma di Governo e del Piano del Mare, nella convinzione che il futuro del nostro territorio passi inevitabilmente dalla capacità di fare rete attorno al suo mare.
Amm. Rosario Marchese
