Ha osato. Ha forzato la mano convinto di spuntarla, ma questa volta la strategia dello “Sciamano del Nisi” è destinata a naufragare. Il dibattito dell’estate rovente messinese è incentrato sulla decisione che il TAR di Catania assumerà il 20 ottobre riguardo il tema delle famigerate firme. Due pareri resi celermente dai dirigenti dell’Assessorato alle Autonomie locali, non hanno sgombrato il campo da quello che i ricorrenti ritengono essere un vulnus per il regolare svolgimento delle elezioni amministrative. I dirigenti hanno emesso il parere senza consultare l’ufficio legislativo regionale, il quale avrebbe certamente emesso un parere opposto rispetto a quello reso dall’Assessorato. Forse oggi non saremmo qui a parlare di annullamento delle elezioni. Cateno De Luca ha “forzato” la mano richiedendo il parere che gli ha dato ragione, ma evidentemente non è bastato. Un parere rimane sempre un parere e non costituisce fonte di diritto, per cui tutta la questione oggi è demandata al sindacato giurisdizionale amministrativo.
Secondo gli esperti “Sud chiama Nord” sarebbe spacciato: ecco perché all’orizzonte si staglia uno scenario devastante per Messina e per Cateno De Luca, unico vero responsabile di questa situazione paradossale.
Eppure, lo stesso leader di “Sud chiama Nord” il dubbio sulla necessità della raccolta delle firme l’ha avuto, dal momento che a Giardini Naxos, dove si è votato a maggio, le liste sono state accompagnate dalle firme previste dalla legge. Su questo aspetto certamente farà leva la tesi della parte ricorrente che chiede a Messina l’annullamento delle elezioni, mentre a Barcellona si è scelta un’altra strada che consentirebbe al candidato sconfitto di essere proclamato eletto.
D. Gam.
