Coppa Italia alle porte, ma i giallorossi non hanno un campo dove giocare. Celeste chiuso fino a settembre, Franco Scoglio indisponibile: e intanto la società non può avviare abbonamenti, sponsor e incassi.
MESSINA – La rinascita dell’ACR Messina rischia di scontrarsi, ancora una volta, non con gli avversari sul campo ma con l’immobilismo delle istituzioni cittadine. A pochi giorni dal primo impegno ufficiale della stagione, la gara di Coppa Italia – e con ogni probabilità anche il turno successivo – la società giallorossa non dispone di uno stadio dove disputare le proprie partite casalinghe. Un paradosso che ha dell’incredibile per una città che si professa vicina ai propri colori.
Il Celeste chiuso fino a settembre
Lo stadio “Giovanni Celeste”, casa storica del calcio messinese, non sarà agibile prima di settembre. Lo ha confermato lo stesso assessore Finocchiaro. Una tempistica che, di fatto, taglia fuori l’impianto da tutto l’avvio di stagione, proprio nelle settimane in cui la squadra avrebbe più bisogno del calore del proprio pubblico.
Il Franco Scoglio bloccato dal sequestro
L’alternativa naturale, lo stadio “Franco Scoglio” di San Filippo, è anch’essa indisponibile. L’area del parcheggio rosso è stata infatti destinata, con ordinanza sindacale firmata dal sindaco Basile, allo stoccaggio del materiale di risulta sequestrato dal palazzo della tragedia di Pistunina. L’area, posta sotto sequestro dall’autorità giudiziaria, potrà essere dissequestrata soltanto dopo che i periti avranno completato l’analisi dei campioni.
Le conseguenze sono inevitabili: trattandosi di un’area sottoposta a sequestro, sussiste il rischio di contaminazione di eventuali prove, oltre a un evidente problema di ordine pubblico, poiché i materiali stoccati potrebbero essere utilizzati come oggetti da lancio. In queste condizioni, il Franco Scoglio è semplicemente inutilizzabile per lo svolgimento di manifestazioni sportive.
Investitori penalizzati, città danneggiata
A pagare il prezzo più alto di questa situazione sono gli investitori che, in questa stagione, hanno messo sul piatto 2,5 milioni di euro per riportare il Messina dove merita. Una proprietà che nel primo anno della rinascita ha reso l’ACR Messina la regina del mercato, costruendo una squadra ambiziosa e riaccendendo l’entusiasmo di una piazza intera.
E oggi cosa si trova davanti? L’impossibilità di aprire la campagna abbonamenti, perché non esiste uno stadio da proporre ai tifosi. L’impossibilità di avviare la raccolta pubblicitaria : quali spazi pubblicitari si dovrebbero vendere, e dove? E ora nemmeno l’incasso di una partita ufficiale, con la Coppa Italia che rischia di giocarsi lontano da Messina o a porte inaccessibili al pubblico.
Il tutto mentre i tifosi messinesi non vedono l’ora di riempire gli spalti per accompagnare i giallorossi nella riconquista delle categorie che questa città merita.
Una domanda legittima
Di fronte a questo quadro, una domanda sorge spontanea: chi amministra questa città conosce davvero le dinamiche dello sport e dell’impresa, o si tratta di scelte deliberate? Perché delle due l’una: o manca la competenza per comprendere che una società di calcio senza stadio non può programmare, vendere, incassare e crescere, oppure c’è la precisa volontà di rendere la vita difficile a chi ha scelto di investire su Messina.
In entrambi i casi, a perderci non è soltanto l’ACR Messina: è l’intera città, la sua immagine, la sua credibilità agli occhi di chi vorrebbe portare qui capitali, progetti e lavoro. Il tempo delle promesse è finito. Messina e i suoi tifosi meritano risposte, e le meritano subito
