Ieri è stato nuovamente riaperto al pubblico lo spazio che per anni ha ospitato la Fiera di Messina. Un’area completamente ristruttura, grazie all’ex presidente dell’Autorità Portuale, Mario Mega, e portato a compimento dal nuovo vertice, Francesco Rizzo.
Uno spazio rigenerato – progettato dall’architetto Giovanni Lazzari – che può piacere o non piacere per come è stato realizzato. In realtà, quell’area anche con le macerie sarebbe stata una bella conquista per i messinesi che potranno riappropriarsi di uno spazio da poter nuovamente frequentare.
Il prato inglese dona un fantastico colpo d’occhio, così come l’affaccio a mare. A proposito, osserva qualcuno la parola “mare” non è stata mai pronunciata in questi giorni di festa per l’inaugurazione del nuovo spazio.
Tutto bello quindi, ma c’è un ma grosso quanto una casa. Intitolare quella che rimarrà per sempre l’ex Fiera, come “Agorà dello Stretto” è stata una scelta figlia di pura improvvisazione. Non sappiamo chi l’abbia deciso di attribuire questo nome all’area, ma certamente si tratta di qualcuno che ha le idee confuse sul concetto di Agorà. Ma il tema non è solo questo. L’ex iera poteva essere intestato a qualche personaggio illustre messinese da unire alla parola lungomare. Ricordate la parola mare? Come ha fatto Reggio Calabria qualche decennio fa che ha intestato il nuovo lungomare all’ex sindaco Falcomatà.
