Al dolore è seguita la rabbia. Soprattutto dei cittadini residenti di via Circuito, i quali avevano lanciato numerosi appelli per i pericoli derivanti da quei giovani che scorrazzavano in quella strada.
Appelli rimasti inascoltati da chi avrebbe dovuto intervenire senza perdere tempo.
Eppure, mezzora prima di quell’impatto in cui ha perso la vita Giulia Scimone, qualcuno aveva chiamato le forze dell’ordine chiedendone l’intervento. La risposta sarebbe stata disarmante: “Non abbiamo pattuglie da mandare”.
Le stesse pattuglie che, invece, sono dovute accorrere subito dopo per l’incidente mortale. Una beffa.
Il “sacrificio” di Giulia non può essere archiviato come un disgrazia, ferme restando le responsabilità di quel giovane che conduceva la moto, ma poteva essere evitata semmai fossero stati avviati i controlli che la gente del posto richiedeva da tempo.
Tutti sapevano che in quel tratto di strada la sera c’erano pericoli evidenti. Tutti, tranne chi ha il dovere di vigilare.
Adesso, tutti “piangono” Giulia ma qualcuno dovrebbe farsi un esame di coscienza perché quella ragazza morta per caso, poteva continuare a vivere.
D. Gam.
