La peggiore campagna elettorale di sempre: su questo siamo tutti d’accordo. In palio non c’è solo il successo elettorale ma il prosieguo politico di Cateno De Luca. In caso di sconfitta, lo “Sciamano del Nisi” è destinato a ridimensionare le sue ambizioni. In caso di successo potrebbe ambire a qualcosa di importante.
Lo scontro, artatamente voluto da chi si gioca la “partita della vita”, ha preso il sopravvento sul confronto politico. Quello di cui ha bisogno la gente per valutare se riconsegnare la poltrona di primo cittadino a Federico Basile o se “punirlo” per il tradimento delle dimissioni anticipate, volute dal suo dante causa. Un tema che è stato ricacciato nelle retrovie di un dibattito aspro cui si sono conformati tutti.
Cateno De Luca ha impostato la sua campagna elettorale sullo scontro, perché sa benissimo che sui temi il suo Federico Basile ha solo da perdere. In mezzo, tanti candidati assoldati per lacerare un tessuto sociale debole come quello di Messina. Città sull’orlo della fame, con i giovani in continua fuga (28mila negli ultimi 8 anni) e un tasso di disoccupazione al 36%, il più alto della Sicilia. Frutto di 8 anni del “nulla cosmico”, voluto da Cateno De Luca.
E le lacerazioni sociali sono ferite che difficilmente si rimargineranno, e se si chiuderanno ci vorrà del tempo. Il “tutti contro tutti” è figlio di chi sa di giocarsi la partita più importante della vita. Il leader di “Sud chiama Nord” è disposto a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo: vincere a Messina e sopravvivere per tentare la conquista della poltrona di governatore di Sicilia. Impresa titanica, ma agognata da un personaggio che antepone il suo “ego” a tutto.
Comunque vadano a finire le elezioni di maggio, Messina non sarà più la stessa: sarà una città lacerata dagli scontri, caratterizzata dalle fazioni e dalle rappresaglie e dalle vendette. Altro che città migliore, sarà una pessima città che faticherà a rialzarsi.
D. Gam.

