Un sostegno economico per giovani da 18 a 36 anni. Lo ha previsto il Comune di Messina con un’iniziativa presentata alla stampa, mediante la quale l’amministrazione comunale intende dare sostegno ai giovani e soprattutto tentare di “richiamare” in città i cosiddetti “cervelli in fuga”. Si tratta del progetto YoungMe.
Una iniziativa lodevole, dopo anni di assoluto disinteresse caratterizzati da una fuga continua di giovani messinesi verso altre regioni o, addirittura, verso l’estero. Un intervento diciamo tardivo e che farà tanto discutere per le modalità con le quali è stato “disegnato” il bando, la cui gestione è stata affidata alla Messina social city, la società Partecipata del Comune le cui principali funzioni dovrebbero essere quelle di garantire i Servizi sociali comunali.
Ma l’Ente strumentale del Comune ormai si occupa di tutto, compresa la gestione di un Forte umbertino.
Ma andiamo al bando che farà tanto discutere, dal momento che possono rispondere i giovani (così li definiscono) fino a 36 anni. Scoprire di essere giovane a 36 anni è qualcosa di positivo, non fosse altro, immaginiamo, perché le aspettative di vita sono aumentate.
La dotazione finanziaria del progetto è di circa 2,4 mln di euro, pochi soldi per le finalità di un progetto che, come dice l’assessora alle Politiche giovanili, Lia Cannata, si tratta di una sorta di rivoluzione culturale, di un patto generazionale che il Comune di Messina sottoscrive con i suoi giovani.
Belle parole se non fosse che il bando è aperto ai giovani di 36 anni, praticamente ai cosiddetti “bamboccioni”, quelle persone, guai a chiamarli giovani perché a quell’età non si è più giovani, incapaci di prendersi delle responsabilità e capaci di vivere sulle spalle dei genitori.
E poi poco meno di 2,4 mln di euro per finanziare 148 borse di studio (con una sorta di reddito di cittadinanza per nove mesi), con una premialità per i “cervelli in fuga”. E è previsto il finanziamento di 40 nuove imprese giovanili. Troppo poco per parlare di una “rivoluzione culturale” e di tentare di arginare il fenomeno della migrazione giovanile da una città che da otto anni ha solo incentivato la fuga dei giovani, senza avere previsto nulla per bloccarli.
L’iniziativa assume i connotati di un’operazione elettorale che fa il paio con il bando dei tirocini del progetto “Estate addosso” che presto sarà pubblicato da Palazzo Zanca.

