L’agenda politica, anche a Messina, è strettamente legata al lavoro della magistratura. Questo Cateno De Luca non lo dice, ma afferma che l’agenda politica regionale è dettata dalla Procura di Palermo.
In realtà i piani politici sono identici, non è identico lo stato di avanzamento delle inchieste delle Procure di Palermo e Messina.
Nel capoluogo siciliano l’indagine che “blocca” di fatto il rimpasto di giunta, i magistrati sono alla già arrivati alle richieste di rinvio a giudizio. Mentre a Messina, l’inchiesta della Procura sulle cosiddette donazioni a Sud chiama Nord è nel vivo delle indagini.
Il parallelo è doverono, in sede di analisi politica, perché da novembre a Messina si parla delle dimissioni del sindaco Federico Basile e quindi di voto anticipato. L’anticipo non è certamente legato a fatti interni al gruppo politico che fa riferimento a Cateno De Luca, ma dipende anche dal lavoro dei magistrati della Procura.
L’inchiesta ha preso le mosse la scorsa estate dopo una denuncia presentata da un taorminese sulle donazioni a Sud chiama Nord, ed è chiaro che da allora le “visite” degli uomini della guardia di finanza si siano susseguite nel corso dei mesi, presso la sede del partito. Si tratta della prassi.
E’ altrettanto chiaro che i magistrati stanno indagando ma non è certo che alla fine del lavoro l’inchiesta possa concludersi con un’archiviazione o con un provvedimento. Fare delle previsioni è come tentare di indovinare la sestina vincente al Superenalotto.
Quello che invece è chiaro – con il tira e molla – riguarda la possibilità di anticipare le elezioni amministrative a giugno 2026. Il fine sarebbe duplice, da un lato anticipare la magistratura (ammesso che l’inchiesta vada avanti), dall’altro tentare di “bloccare” l’emorragia del consenso in città di Cateno De Luca e i suoi.
Gli eventi stanno erodendo consensi e anticipare potrebbe essere una mossa corretta, anche alla luce dell’impreparazione del centro-destra che ancora non ha individuato un candidato su cui puntare.
D. Gam.

