Doveva essere una conferenza, invece si è trattato di un comizio al chiuso. All’interno del Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, laddove è nata l’Europa (mica a Taormina), invece oggi è andato di scena uno spettacolo indecente. Sullo stile di Cateno De Luca, lo sciamano del Nisi che è tornato a ruggire per difendere il suo “orticello politico”.
Le polemiche sulle donazioni ai movimenti politici della “galassaia-De Luca” che hanno svelato il “metodo” di autofinanziamento del partito ha mandato in bestia il leader di Sud chiama Nord e Sicilia Vera. C’erano i colonnelli di Cateno che hanno difeso l’operato del leader e soprattutto rispedito al mittente le accuse.
Quella della donazioni – occorre precisarlo – è una prassi consolidata di tutti i partiti ed è regolata dalla legge, ma dubbi sono stati sollevati sui versamenti di imprenditori che sentono di soddisfare l’istinto irrefrenabile di contribuire alla causa-De Luca, benché abbiano appalti con le amministrazioni della “galassia-De Luca”.
Cateno ha sfoggiato una maglia simbolica con su scritto “Scusateci se non prendiamo tangenti”: ha centrato proprio il tema di quello che potrebbe essere oggetto di approfondimento da parte della magistratura inquirente, anche per sgombrare il campo da sospetti e veleni.
La politica si è evoluta dopo gli scandali degli anni 90 che hanno portato all’azzeramento della classe politica dirigente e soprattutto hanno spazzato via alcuni partiti di governo che hanno sguazzato con le tangenti. Di sicuro c’è che il clima politica è tesissimo, la temperatura è altissima e De Luca sebbene abbia cercato di contrattaccare è sembrato in evidente difficoltà.
La conferenza stampa è stata caratterizzata dalla presenza della vergognosa “claque” che ha scandito i passaggi più importanti con applausi sfrenati quasi a spellarsi le mani. Spettacolo doppiamente indecente.
Cateno De Luca ha puntato l’indice contro quello che ritiene essere il mandante della macchina del fango, ovvero Tommaso Calderone, senza mai pronunciare il suo nome. Dalle interrogazioni del consigliere provinciale Pietrafitta si è levato il polverone che ha travolto De Luca e i suoi aficionados, le notizie sono state rilanciate da alcuni giornali non allineati e gli strali sono stati indirizzati anche contro la stampa.
Indecente prendersela con i giornalisti che danno notizie. Ancor più indecenti gli applausi scroscianti di assessori e manager delle Partecipate, i quali agli stessi giornali chiedono visibilità. Anche se in molti casi la ricevono dietro pagamento di laute pubblicità: vedi ad esempio l’ATM che sta spendendo una fortuna in propaganda, ma solo su alcune testate “amiche”.
La conferenza-comizio si è conclusa con l’annuncio dell’avvio di azioni legali nei confronti di quanti hanno osato dubitare della legittimità delle donazioni e soprattutto su chi ha creato questa campagna mediatica contro Cateno De Luca, perché non ha ottenuto nulla in cambio. A suo dire si sarebbe trattato di un tentativo di estorsione.
In conclusione si è trattato di una conferenza stampa paurosamente indecente, in cui si è assistito all’autocelebrazione del sindaco Federico Basile (complimenti per avere perso decine di posizioni nella classifica di gradimento dei sindaci), e dei parlamentari regionali e nazionali.
Infine con lo show tipico di De Luca s’è annunciata una nuova conferenza con “Uomo 56”, il personaggio vicino a “Sud chiama Nord”, intercettato nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta corruzione di Gaetano Galvagno, il quale avrebbe negoziato con una certa insistenza milioni di euro di “mancette” della Regione.
Davide Gambale
