Dopo anni di stop, polemiche, ricorsi, relazioni tecniche e infinite battaglie politiche, il Ponte sullo Stretto entra ufficialmente in una nuova fase.
Il Parlamento ha infatti approvato in via definitiva il Decreto-Legge 11 marzo 2026 n. 32, ormai ribattezzato da tutti “Decreto Ponte”, il provvedimento che punta a superare gli ostacoli burocratici emersi negli ultimi mesi e a portare finalmente l’opera verso l’apertura dei cantieri.
La conversione in legge è arrivata il 7 maggio 2026 alla Camera dei Deputati. Mancano ormai soltanto i tempi tecnici della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del testo coordinato, ma la sostanza politica e amministrativa è ormai chiara: il Governo ha deciso di blindare il percorso del Ponte sullo Stretto. E questa volta con norme molto precise.
Perché si è reso necessario il Decreto Ponte
Negli ultimi mesi la Corte dei Conti aveva sollevato rilievi pesanti sulla procedura di approvazione del progetto definitivo, contestando in particolare alcuni passaggi relativi alla delibera CIPESS e agli atti aggiuntivi della concessione.
Tradotto in termini concreti: il rischio era quello di un nuovo stallo amministrativo capace di rallentare ancora l’opera. Il Governo ha quindi scelto la strada più forte possibile: intervenire direttamente con una legge per ridefinire l’intera procedura di approvazione e rendere inattaccabile il percorso amministrativo.
L’articolo 1 del provvedimento è infatti interamente dedicato al Ponte sullo Stretto e stabilisce come il Ministero delle Infrastrutture dovrà procedere per approvare:
• accordo di programma;
• piano economico-finanziario;
• delibera definitiva del progetto;
• atti concessori.
In pratica, il decreto costruisce un “binario normativo protetto” per evitare ulteriori paralisi.
Il Ponte non è più solo un progetto: ora entra nella fase operativa
Il dato politico più importante è probabilmente questo. Per la prima volta dopo decenni, il tema non è più “se fare il Ponte”, ma “come accelerarne la realizzazione”. E infatti il decreto introduce anche una figura chiave: il Commissario Straordinario per le opere ferroviarie collegate al Ponte.
Il ruolo sarà ricoperto dall’Amministratore Delegato pro tempore di RFI, che avrà poteri speciali per velocizzare:
• le connessioni ferroviarie siciliane;
• il sistema di accesso lato Calabria;
• i raccordi con la rete nazionale;
• gli interventi complementari strategici.
Una scelta che conferma come il Ponte venga ormai considerato non più un’opera isolata, ma il nodo centrale di una grande infrastruttura integrata tra Sicilia, Calabria e corridoi europei.
Rimodulati i fondi: nessun definanziamento
Uno degli argomenti più usati dagli oppositori nelle ultime settimane riguarda lo spostamento temporale di parte delle risorse. La legge effettivamente rimodula circa 2,8 miliardi di euro dal periodo 2026-2029 al quinquennio 2030-2034.
Ma attenzione: non si tratta di fondi cancellati. Si tratta invece di un adeguamento cronologico coerente con l’avanzamento reale dei lavori e con la programmazione finanziaria delle grandi opere. Anzi, contestualmente vengono rafforzati gli investimenti infrastrutturali collegati:
• 250 milioni di euro l’anno nel triennio 2026-2028 per il programma ANAS “Ponti, Viadotti e Gallerie”;
• nuove coperture per le opere accessorie;
• accelerazione sugli interventi ferroviari.
Il costo aggiornato dell’opera resta fissato a circa 13,5 miliardi di euro. E soprattutto, va ricordato ancora una volta un punto fondamentale spesso ignorato nel dibattito pubblico: tutte le risorse principali del Ponte risultano già stanziate nelle leggi di bilancio 2024 e 2025.
Semplificazioni decisive
Un altro passaggio fondamentale riguarda il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. La nuova legge stabilisce infatti che il Consiglio potrà tenere conto dei pareri già espressi negli anni precedenti, evitando di ripartire ogni volta da zero con nuove istruttorie complete su aspetti già approvati.
È un dettaglio tecnico solo apparentemente secondario. In realtà, proprio questo meccanismo potrebbe evitare mesi — se non anni — di rallentamenti burocratici. Ed è forse il segnale più chiaro della volontà governativa di arrivare rapidamente all’apertura dei cantieri.
Quando potrebbero partire i lavori
Secondo il cronoprogramma indicato dal Governo, i primi cantieri potrebbero aprire tra la fine del 2026 e il 2027. L’obiettivo dichiarato resta il completamento dell’opera entro il 2032-2033.
Tempistiche ambiziose, certamente. Ma oggi, rispetto anche solo a due anni fa, esiste una differenza enorme: il Ponte non è più una suggestione politica o un semplice dibattito televisivo.
• Esiste un progetto definitivo avanzato.
• Esistono coperture finanziarie.
• Esiste una struttura commissariale.
• Ed ora esiste anche una legge costruita specificamente per superare gli ostacoli amministrativi che ne bloccavano l’avanzamento.
La vera domanda ormai è un’altra
Per oltre cinquant’anni il Ponte sullo Stretto è stato raccontato come qualcosa destinato a non partire mai. Oggi però lo scenario è radicalmente cambiato. La vera domanda non sembra più essere “si farà?”, ma piuttosto:
quanto velocemente riuscirà l’Italia a trasformare questa gigantesca opera ingegneristica in un cantiere reale?
E forse è proprio questo il cambiamento più storico di tutti.

