Di fronte agli attacchi scomposti e alle ricostruzioni strumentali di chi prova a isolarci, la Fit Cisl di Messina ha deciso di ristabilire la verità dei fatti, smontando pezzo dopo pezzo la macchina del fango alimentata da chi, per anni, ha usato il sindacato come un trampolino per ambizioni personali. Per il segretario provinciale Letterio D’Amico «è grottesco leggere accuse di “vendita” all’azienda proprio da parte di chi, guidato da una sigla che ama definirsi “autonoma e del popolo”, ha trascorso le ultime settimane a tessere trame segrete tra le colline di Fiumedinisi e le sedi elettorali, mentre noi rivendicavamo il diritto dei lavoratori a risposte certe. La verità che brucia ai nostri detrattori è che la Fit Cisl è stata l’unica sigla capace di sedersi al tavolo e, con la forza dell’autonomia, far mettere nero su bianco all’azienda impegni precisi ed entro termini perentori per risolvere criticità che da anni attanagliano il personale di ATM S.p.A., dalla sicurezza dei mezzi alla gestione punitiva dei turni».
«A chi oggi, con un rigurgito di finto tecnicismo, prova a sostenere che le procedure di raffreddamento non possano essere sospese – aggiunge D’Amico -, rispondiamo che la loro è solo ignoranza normativa o, peggio, malafede: la procedura sindacale non è un dogma immutabile ma uno strumento che vive della volontà delle parti di trovare soluzioni. Sospendere per verificare il rispetto di accordi scritti non è un passo indietro, ma un atto di estrema responsabilità verso i lavoratori che vogliono fatti, non scioperi elettorali».
«Il vero tradimento – continua – non è sedersi a un tavolo per portare a casa risultati, ma è quello consumato da quelle organizzazioni sindacali che hanno partecipato a incontri segreti il 22 marzo con l’ex presidente aziendale, oggi attivo a Taormina, e con il “dominus” della politica messinese, tacendo tutto agli alleati per una settimana intera. È inaccettabile che il futuro dei dipendenti ATM sia stato oggetto di un mercanteggio della domenica sera di fine marzo presso una sede politica dove sigle, un tempo nemiche, si sono ritrovate unite non per bene dei lavoratori, ma dalla necessità di non disturbare la campagna elettorale del sindaco uscente gestito da Cateno De Luca».
Sull’attacco alla Fit Cisl, D’Amico replica: «Le altre sigle ci attaccano perché siamo riusciti, da soli, ad ottenere ciò che loro non hanno mai avuto il coraggio di chiedere per non irritare i loro protettori politici. Ci accusano di aver rotto l’unità. Ma quale unità può esserci con chi, mentre si dichiarava lo stato di agitazione, concordava già al bar i rinvii aziendali all’insaputa della Fit Cisl? Noi non ci facciamo dare patenti di moralità da chi predica bene in piazza e razzola a Fiumedinisi. Noi abbiamo scelto la strada della trasparenza: impegni scritti, cronoprogramma certo e controllo costante. Se l’azienda non rispetterà quanto pattuito entro i termini stabiliti, saremo i primi a riattivare ogni forma di protesta, ma lo faremo con la schiena dritta, senza dover chiedere il permesso a nessun comitato elettorale e senza dover nascondere incontri domenicali sotto elezioni. La macchina del fango – conclude D’Amico – stavolta si è inceppata, perché i lavoratori sanno distinguere tra chi fa sindacato e chi, invece, si è rivelato un portaborse della politica».
Caso-ATM, la Cisl rompe il silenzio: “Si sono venduti all’azienda”
lunedì 13 Aprile 2026 - 11:47
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