Cateno De Luca insiste nel dire che nel 2018 ha preso in mano una “non città”. E con lui sarebbe iniziato un processo di “civilizzazione”. Tutto falso.
Messina era una città ridente, dove sì c’era qualche problema, come del resto in tutte le città italiane, ma che dopo 9 anni si riscopre essere triste. Di una tristezza infinita.
Con Cateno De Luca sono scoppiate le “faide”, Messina è una città divisa perché il leader di “Sud chiama Nord” ha usato il metodo dei dittatori “dividi et impera”, quella strategia usata per governare serenamente un territorio e quindi un popolo. Ha avuto la capacità di creare fazioni fomentando rivalità interne. Il tutto reso possibile attraverso la creazione di un “cerchio magico” utilizzato per governare Messina.
Oggi ci sono ex amici che si sono tolti il saluto per colpa di Cateno De Luca e del suo sfrenato “ego” finalizzato al successo politico.
Messina oggi, da un punto di vista sociale, è veramente una “non città”: il demerito è ascrivibile solo lo “Sciamano del Nisi” che ha reso provinciale una città che storicamente era una delle città più produttive del Meridione. In nove anni con Cateno De Luca e i suoi, Messina ha fatto solo passi indietro, l’economia è stagnante, i giovani fuggono (28mila negli ultimi 8 anni), mentre il tasso di disoccupazione (36%) è il più alto della Sicilia.
Sarebbero questi i passi in avanti fatti da Messina? Non crediamo. Cateno De Luca ha negoziato gli interessi della città per il suo “successo” politico. Dei messinesi non gliene frega un tubo. I suoi interessi sono altri.
E questo i messinesi lo stanno capendo benissimo.
D. Gam.

