Padrini, figliocci, battesimo e rito di iniziazione. Il tutto declinato con la parola magica: “politica”. Il lessico di Cateno De Luca ormai non conosce frontiere, nemmeno quelle che richiamano parole scomode dalle quali gli onesti rifuggono. Parlare di teatrino è forse riduttivo rispetto alla portata della “posta in gioco”, in questo continuo duello-Social.
Esporre l’arma fumante durante le “apparizioni” sulla sua pagina FB richiama alla “memoria” metodi non consoni alla politica, fatta di dialettica sì, ma rigorosamente composta. I duelli da cavalleria rusticana, i continui inviti ai confronti pubblici, però alle condizioni che detta Cateno De Luca, stanno diventando qualcosa di stucchevole. Oggi, il palinsesto social ha proposto una lunghissima diretta dedicata ad Ismaele La Vardera, dipinto come un “figlioccio di un padrino politico”, sostanzialmente morto di fame fino a quando non ha incrociato chi gli ha dato i soldi per campare. Cateno De Luca ha lasciato intendere questo, scatenando le “Social-polluzioni” dei suoi aficionados pronti a commentare e inveire contro la vittima di turno.
Sullo sfondo c’è comunque un linguaggio che è inaccettabile perché la politica è altro. Non è solo il tentativo di “macchiare” l’avversario con lo “sputo velenoso” di una parolaccia. No caro De Luca, la politica è confronto, anche acceso, ma non è un continuo prendersela contro l’altro. E ti professi anche sturziano…
D. Gam.

