Caporalato “My Lillo”: indagato Gianluca Penna

Redazione

Caporalato “My Lillo”: indagato Gianluca Penna

lunedì 16 Marzo 2026 - 17:36

Gianluca Penna, amministratore e Ceo della società messinese di food-deliveryMy Lillo” è uno dei 4 indagati nell’ambito dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Nil, i quali avrebbero scoperto una sorta di “caporalato digitale”. Ne ha dato notizia il Tg£ nazionale, nell’edizione delle 14,30. L’inchiesta è stata avviata nei mesi scorsi e questa mattina i militari dell’arma hanno dato notizia dell’esito delle indagini. Oltre a Penna sono indagati 3 suoi stretti collaboratori.

Secondo quanto emerso, i vertici della società fondata a Messina da giovani imprenditori, ma recentemente acquistato da un altro operatore, avrebbero “sfruttato” i lavoratori costringendoli a degli autentici tour de force, peraltro malpagati.

I controlli dei carabinieri del NIL

I rider sarebbero stati avvisati all’ultimo momento tramite chat e pagati solo 3 euro a consegna. Un’inchiesta della procura di Messina si è chiusa con quattro persone finite sotto indagine per caporalato: si tratta dell’amministratore unico e di tre collaboratori di una società operante nel settore del food delivery. La Procura contesta anche violazioni delle norme a tutela della sicurezza e la responsabilità amministrativa.

I rider, per lo più studenti universitari italiani e giovani disoccupati, come spiegato dagli investigatori “erano costretti a utilizzare mezzi propri per effettuare consegne remunerate con compensi inferiori, in alcuni casi, a meno della metà degli importi stabiliti nel Ccnl, spingendoli a esporsi a rischi stradali elevati pur di raggiungere una soglia minima di sussistenza”. L’indagine, condotta da carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Messina, coadiuvati dal gruppo per la Tutela del Lavoro di Palermo, avrebbe svelato “l’esistenza di un ‘caporalato digitale'” e l’esistenza di un sistema “integrato dall’utilizzo di chat WhatsApp per la direzione immediata dei lavoratori”.

Per massimizzare i profitti ed evitare i “tempi morti” tra una consegna e l’altra, tra le direttive aziendali vi era l’obbligo per il rider di inviare la parola “libero” tramite l’applicazione e di aggiornarla ogni minuto. I responsabili aziendali monitoravano i tempi d’esecuzione e, in caso di ritardi o lentezze, interpellavano telefonicamente i rider, che non avevano la libertà di rifiutare una consegna. Ogni rifiuto doveva essere “ben motivato” e, in caso contrario, comportava rigidi ammonimenti o la perdita del diritto di ricevere l’assegnazione per gli ordini successivi. Questo sistema, contesta l’accusa, generava una totale subordinazione, obbligando di fatto il fattorino ad accettare ritmi di lavoro estenuanti. Per le violazioni in materia di salute e sicurezza i carabinieri del Nil hanno anche sanzioni la My Lillo per 66.940,29 euro.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta