Lo scenario venne ricostruito nella lunga e complessa denuncia che due poliziotti, in servizio all’Ufficio ricezione atti della caserma “Calipari”, costituiti parte civile nel procedimento e rappresentati dall’avvocato Nino Cacia, presentarono in Procura a suo tempo, dopo essere stati vittime delle ritorsioni dei due fratelli, solo per aver fatto il proprio dovere.
La vicenda ebbe inizio con il “banale” furto di una borsa in una discoteca della città, avvenuto nel marzo del 2017, vicenda in cui rimase coinvolta una congiunta dei Pugliatti. Questi ultimi chiesero ai due colleghi di “sorvolare”, richiesta che fu respinta con determinazione ai mittenti.
E’ a questo punto che i due fratelli decidono di attuare un piano di ritorsione nei confronti dei colleghi con alcune multe false.
L’accusa contestava a Maurizio P., brigadiere dei carabinieri, di aver attestato «circostanze difformi al vero» in un ordine di servizio del 19 aprile, nell’annotazione e nei verbali di contravvenzione elevati nei confronti dei due poliziotti.
In particolare avrebbe attestato che i due erano stati visti a bordo di ciclomotori in via Camiciotti e in piazza Trombetta ad un determinato orario, mentre – contesta l’accusa – in quel momento «si trovavano in altro luogo». Inoltre, avrebbe riferito che gli accertamenti sarebbero stati compiuti dalla sala operativa mentre l’accusa contestava che l’accesso era stato fatto dai carabinieri del Nucleo radiomobile su sua richiesta, cosi come gli altri accertamenti. Fatti che sarebbero stati commessi in concorso con il fratello Francesco, sovrintendente della Polizia. L’accusa contesta anche la richiesta ad un collega dei carabinieri, «in violazione dei doveri inerenti il servizio», di accedere alla banca dati delle Forze dell’Ordine per verificare i dati relativi ai motoveicoli. Oggi la sentenza della corte di appello che ha confermato la condanna ad anni 3 e mesi 3 emessa dal giudice monocratico Francesco Torre. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Giovambattista Freni e Salvatore Silvestro. I due poliziotti dall’avv. Nino Cacia.

