Ci sono vittime della mafia riconosciute dalla cronaca ma non dalla giustizia in quanto omertà e organizzazioni hanno alzato un muro di gomma. Riuscitissima giornata quella di oggi nell’ aula Magna dell’ Istituto superiore Antonello guidato dalla dirigente Daniela Pistorino, in cui protagonisti sono stati i volontari dell’ associazione antimafia Libera rappresentati da Tiziana Tracuzzi e Marco Pandolfo, figlio di un neurochirurgo di Pace del Mela ucciso nel ‘ 93 a Locri.
“Ogni volta che racconto la storia di mio padre- ha detto commosso Marco Pandolfo – è un colpo al cuore ma lui rivive negli occhi dei ragazzi che la ascoltano”. Nicola Domenico Pandolfo, neurochirurgo di Pace del Mela, primario degli ospedali riuniti di Reggio Calabria, fu ucciso nel 93 da due killer. Ma prima di morire fece i nomi dei mandanti. E qualche giorno prima di morire aveva dato alla moglie gli stessi nomi temendo di essere ucciso.
La spiegazione del suo omicidio in un intervento al cervello ad una ragazzina figlia di un boss purtroppo morta. L’inchiesta condotta dal magistrato Nicola Gratteri non portò al risultato sperato. Nessuna testimonianza utile a istruire un processo.
Per il neurochirurgo
ucciso dalla mafia nessun riconoscimento se non quello di restare nel cuore della comunità sana e nella lista dei nomi letti ogni anno il 21 marzo, da Libera nella giornata dedicata alle vittime di mafia. Quest’anno sarà la trentunesima edizione ed avrà come sede principale Torino.

