Un finanziamento da 71mln perso ben buona parte, per l’inerzia dell’amministrazione comunale uscente. Complice con molta probabilità la superficialità del sindaco uscente Federico Basile che non ha compreso la portata del progetto dell’ex assessora Carlotta Previti. Complice anche la mancanza di visione di un’amministrazione comunale distratta da sagre, balletti e concerti.
Con un colpo di mano potrebbero essere “salvati” 20 mln di euro, ma 51 sono stati persi da una città che paga il conto salato di una politica amministrativa disastrosa.
Negli ultimi anni si parla spesso della fuga dei giovani da Messina. Secondo diverse analisi demografiche, migliaia di ragazzi hanno lasciato la città per studiare o lavorare altrove. In questo contesto nasceva uno dei progetti più ambiziosi mai concepiti per il futuro economico e tecnologico della città: l’I-Hub dello Stretto, ideato durante l’amministrazione guidata da Cateno De Luca e promosso dall’allora vicesindaca Carlotta Previti.

L’idea era semplice quanto rivoluzionaria: trasformare un’area abbandonata del porto di Messina in un grande polo tecnologico e di innovazione, capace di attrarre aziende internazionali, start-up e centri di ricerca, sul modello delle grandi aree tecnologiche internazionali.
Dove sarebbe nato l’I-Hub
Il progetto prevedeva la riqualificazione di una vasta area strategica nel centro della città, proprio davanti al porto. Si tratta di un comparto urbano che per decenni è rimasto degradato e inutilizzato.
Gli edifici coinvolti erano quattro strutture storiche ma ormai inutilizzate:
• ex Magazzini Generali;
• Mercato Ittico
• Silos Granai
• Casa del Portuale
L’intervento avrebbe interessato circa 119.000 metri quadrati di un’area tra le più preziose e centrali della città.
Prima del progetto, la zona era diventata nel tempo un enorme spazio abbandonato e utilizzato perfino come parcheggio informale.
L’obiettivo era demolire o riqualificare gli edifici esistenti e costruire un campus tecnologico con edifici moderni, aree verdi e servizi avanzati.
Un investimento da oltre 100 milioni di euro
Secondo le dichiarazioni dell’ex vicesindaca Carlotta Previti, il progetto aveva già ottenuto importanti finanziamenti pubblici.
In particolare:
• circa 71 milioni di euro da programmi europei e nazionali;
• oltre 65 milioni aggiuntivi ammessi a finanziamento in una fase successiva;
per un totale potenziale superiore a 130 milioni di euro destinati alla creazione del polo tecnologico.
Il primo lotto, finanziato con fondi PON Metro e React-EU, prevedeva circa 18,9 milioni di euro per demolizioni, bonifiche e urbanizzazioni dell’area
L’obiettivo: fermare la fuga dei giovani
L’I-Hub nasceva con una missione molto chiara: creare lavoro qualificato e trattenere i talenti locali.
Il progetto prevedeva:
• incubatori per start-up tecnologiche
• spazi per multinazionali dell’innovazione
• laboratori di ricerca
• collaborazione diretta con Università degli Studi di Messina
• programmi di formazione per giovani imprenditori e sviluppatori
Secondo la visione dei promotori, l’hub avrebbe dovuto diventare un grande distretto tecnologico del Sud Italia capace di attrarre investimenti e imprese ad alto valore aggiunto.
Alle aziende che si fossero insediate nell’area sarebbe stato richiesto anche di incubare start-up locali e assumere personale qualificato, creando così un ecosistema innovativo stabile.
Un campus tecnologico sul mare
Dal punto di vista urbanistico il progetto era molto ambizioso.
Prevedeva:
• edifici ad alta efficienza energetica
• parco urbano tecnologico
• aree di co-working e spazi studio
• connettività digitale avanzata e banda ultralarga
• spazi per eventi, meeting e presentazioni sul modello TEDx
• sistemi di illuminazione e irrigazione smart
• vegetazione urbana “mangia-smog” per migliorare la qualità dell’aria. 
L’idea era creare un luogo dove lavorare, studiare e incontrarsi, una sorta di campus dell’innovazione aperto alla città.
La posizione strategica
Uno dei punti di forza del progetto era la posizione.
L’area si trova:
• a pochi passi dal porto
• vicino agli svincoli autostradali
• servita da trasporto pubblico urbano e regionale.
Inoltre si colloca dentro la Zona Economica Speciale (ZES) dello Stretto, che offre agevolazioni fiscali e burocratiche per le imprese.
Questo avrebbe potuto rendere Messina particolarmente competitiva per attrarre aziende tecnologiche.
Le polemiche politiche e i ritardi
Nonostante le ambizioni, il progetto è stato fin dall’inizio al centro di forti polemiche politiche.
Alcuni esponenti dell’opposizione sostenevano che i finanziamenti effettivamente disponibili fossero inferiori a quelli annunciati e che parte delle risorse fosse solo “ammessa a finanziamento” ma non ancora erogata. Negli anni successivi il progetto ha subito rallentamenti, cambi di impostazione e ritardi nelle procedure amministrative.
Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, la mancata realizzazione dell’I-Hub avrebbe comportato la perdita di decine di milioni di euro di finanziamenti destinati allo sviluppo della città.
L’idea di fondo: una Silicon Valley dello Stretto
Al di là delle polemiche politiche, l’I-Hub rappresentava un tentativo concreto di cambiare il modello economico della città.
L’idea era costruire:
• un ecosistema tecnologico
• un distretto dell’innovazione
• un polo di ricerca e start-up nel Sud Italia
una sorta di “Silicon Valley dello Stretto” capace di collegare università, imprese e giovani talenti.
La questione centrale rimane una sola.
In una città da cui migliaia di giovani continuano ad andare via ogni anno, progetti come l’I-Hub erano forse una delle poche strategie strutturali per cambiare davvero il futuro economico di Messina.
Per questo molti osservatori continuano a chiedersi:
• se l’occasione sia stata semplicemente rallentata;
• oppure se sia stata definitivamente perduta.
D. Gam.

