Un piccolo esercito o se volete una intera cittadina “svuotata” dai suoi abitanti. Un’emorragia che con conosce sosta e che vede i giovani (età compresa fra 18 e 39 anni), lasciare Messina alla ricerca di un posto di lavoro. Gli ultimi otto anni, coincidenti con l’avvento di Cateno De Luca e del suo successore Federico Basile, sono stati caratterizzati da una fuga continua che ha conosciuto solo una flessione in coincidenza dell’emergenza Covid.
Un dato impressionate che la dice lunga sulle politiche di sviluppo adottate dalla politica a Messina. Eppure, negli ultimi anni sono arrivati fiumi di risorse economiche il cui investimento evidentemente non ha prodotto occupazione. Si stima che negli ultimo otto anni siano arrivati a Messina oltre 1 mld di euro, provenienti da fondi statali e di matrice europea. Soldi che non hanno affatto irrorato il territorio messinese.
I dati ISTAT
Il dato aggregato (2018/2024) riguarda la città di Messina e la sua provincia e si riferisce ai giovani che sono andati via per cercare altrove, principalmente al Nord, una nuova occupazione.
De Luca diventa sindaco di Messina a giugno 2018 e in quell’anno, al 31 dicembre, si registra una migrazione giovanile pari a 3.669 unità. La crescita è sostanziale l’anno successivo con 4.234 messinesi che hanno lasciato la Sicilia.
Il 2020, anno in cui scoppia la pandemia, il numero dei “migranti” si contrae a 3.521 unità, scende nel 2021 a 3.370, ma cresce l’anno dopo a 3.991. E’ l’inizio di una fase drammatica per Messina e la sua provincia, tenuto conto che nel 2023 i giovani che “fuggono” sono 4.297. Mentre l’ultimo anno rilevato dall’Istituto di statistica nazionale segna un preoccupante -4.477. Manca ancora il 2025 ma è intuibile che il dato sia ancora in crescita. Con Basile sindaco la crescita della migrazione giovanile è solo aumentata.
Nessuna politiche di sviluppo
E’ chiaro che l’emorragia sia continua ed quindi ancora presente in un territorio depresso che ha sempre vissuto soprattutto di Terziario. Questo un punto sul quale le politiche amministrative hanno inciso profondamente in negativo: dal momento che il numero crescente dei giovani in fuga si interseca con quello degli esercizi commerciali chiusi. Il report della Camera di Commercio, diffuso ad inizio febbraio dall’ente camerale, parla di oltre 1.000 esercizi commerciali chiusi a Messina. Negozi, bar, pizzerie e ritrovi che hanno abbassato le saracinesche, come peraltro è evidente attraversando il centro cittadino.
Esercizi commerciali chiusi un po’ per la crisi del settore, ma la causa è imputabile, per lo più, alla mancanza di un piano commerciale e soprattutto alle scelte amministrative totalmente sbagliate. Vedi riduzione di parcheggi in centro, piste ciclabili inutili e restringimenti delle strade. Tutti elementi che hanno creato una barriera fra i negozi e i possibili avventori, costretti a recarsi nei centri commerciali esistenti a Messina o in quelli in provincia.
D. Gam.

