C’è qualcosa di profondamente stonato in quello che sta accadendo in questi giorni tra il Comune di Messina e l’ACR Messina 1900. Mentre la squadra giallorossa combatte ogni domenica per tenersi aggrappata alla categoria, l’Amministrazione comunale sembra più impegnata a produrre carta bollata che a sostenere l’unico club professionistico della città.
L’ultima di una serie di comunicazioni dal sapore kafkiano porta la data del 26 febbraio 2026. Il Servizio Sport e Spettacolo del Dipartimento Servizi alla Persona risponde alla richiesta della società di poter utilizzare lo Stadio Franco Scoglio per gli allenamenti di rifinitura pre-partita — una prassi ordinaria in qualsiasi club professionistico che si rispetti — con un diniego mascherato da concessione. Sì, perché il Comune non dice apertamente “no”, ma di fatto lo dice lo stesso: il campo è inaccessibile a causa di “interventi agronomici rigenerativi del tappeto erboso”. Traduzione: l’erba non si può calpestare. Peccato che di calcio si tratti, e che il campo da gioco, per definizione, sia fatto per essere calpestato.
La soluzione offerta dall’Ufficio è, in via “del tutto eccezionale”, l’accesso esclusivamente a bordo campo. Una concessione che suona più come una presa in giro: la squadra può andare allo stadio, ma non sul campo. Un po’ come dire a un chirurgo che può entrare in sala operatoria, ma senza usare il bisturi.
E qui emerge la contraddizione più clamorosa, quella che trasforma l’intera vicenda da paradosso burocratico a vera e propria beffa. Perché mentre al Messina viene negato l’accesso al campo per preservare il prezioso tappeto erboso, è di dominio pubblico che quello stesso manto — curato con tale scrupolo agronomico — sarà letteralmente devastato nel giro di poche settimane dai concerti estivi già programmati allo Stadio Franco Scoglio. Quattro partite ancora da giocare, una stagione da salvare, e il Comune si preoccupa dell’erba che tra poco verrà asfaltata da palchi, transenne e migliaia di spettatori.
Viene spontaneo chiederlo ad alta voce: a cosa serve uno stadio con un manto erboso perfetto se non c’è più una squadra di calcio professionistica a calpestarlo? A cosa serve preservare il campo oggi, se domani lo si consegna ai concerti senza battere ciglio? La risposta, per quanto scomoda, è che forse lo stadio interessa più come contenitore di eventi che come casa di una squadra di calcio. E questa, per i tifosi giallorossi, è forse la verità più amara di tutte.
A rendere il quadro ancora più grottesco, arriva una seconda comunicazione — questa volta riguardante i danni strutturali segnalati dalla stessa ACR Messina a seguito di eventi meteorologici avversi. La risposta del Comune? Nessuna soluzione concreta, nessun impegno sulla tempistica dei lavori, solo un monito alla società: non osate fare nulla autonomamente, e sappiate che “non verrà riconosciuta alcuna forma di compensazione economica”. Un messaggio freddo, distante, quasi punitivo nei confronti di una società che ha già il peso di una stagione difficilissima sulle spalle.
È legittimo chiedersi da che parte stia il Comune di Messina? Una città che vuole il suo calcio, che riempie i social di dichiarazioni d’amore per i giallorossi, ma che poi, nei fatti, risponde alle richieste del club con cavilli burocratici e porte chiuse.
L’ACR Messina sta lottando. Lotta sul campo, lotta fuori dal campo, lotta contro avversari, classifica e — a quanto pare — anche contro la propria Amministrazione comunale. In un momento in cui ogni dettaglio può fare la differenza tra la salvezza e il baratro, non poter svolgere una rifinitura sul proprio campo di gioco è un danno concreto, non una semplice scocciatura.
Messina merita una squadra di calcio. Ma una squadra di calcio merita anche una città che la sostenga davvero — non a parole, ma nei fatti. E per ora, quei fatti raccontano tutt’altra storia.
Acr Messina, l’ultimo sfregio: niente campo per l’allenamento
sabato 28 Febbraio 2026 - 08:46
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