Una narrazione viziata da eccesso di “autocelebrazione”. Gli ultimi tre mesi abbiamo assistito alla narrazione della città perfetta, durante infinite conferenze stampa. Una narrazione scollata dalla realtà fatta di problemi irrisolti e finanziamenti persi per manifesta incapacità politico-gestionale.
La “Città perfetta, o quasi” di Federico Basile (Cateno De Luca) potrebbe essere il titolo di un film tragicomico in onda sugli schermi di una città che ancora oggi vive il problema dell’acqua. Giusto per citare uno di quei problemi mai risolti. “Acqua h24” si era detto nel 2018, un filo d’acqua quando va bene per alcune ore nel 2026. E poi la viabilità, i parcheggi, le piste ciclabili, gli incarichi agli amici del “cerchio magico”, le donazioni volontarie a “Sud chiama Nord” e tanto altro.
Per non parlare della tristissima processione quotidiana di giovani concittadini, che ogni sera si recano alla stazione centrale per salire su un treno diretto al Nord per cercare lavoro. Cos’hanno fatto per fermare questa emorragia? Niente, importante che il sangue scorra e nutra le “false promesse” della politica.
Potrebbe essere la contro narrazione della “Città bugerata”. Messina gronda sangue dalle ferite mai rimarginate, quel sangue di cui si nutre il “vile” cinismo di una parte politica che continua a puntare l’indice contro quelli di prima. Ma si guardano allo specchio questi signori per riconoscersi fra quelli che ci sono sempre stati?
Del resto Cateno De Luca ha offerto due suoi assessori alla Giunta provinciale di Turi Leonardi e a quella comunale di Peppino Buzzanca. Parliamo di preistoria politica.
Quando Cateno punta l’indice, lo punta anche al suo indirizzo, la gente ha dimenticato i suoi trascorsi e lo ha fatto nella convinzione che qualcosa sarebbe cambiata. Non è cambiato nullo, è solo una “triste” prosecuzione di un vecchio percorso politico. Che utilizza metodi e strumenti nuovi.
Loro si nutrono del sangue dei messinesi e approfittano di quelle sacche del bisogno di chi va alla ricerca di un piccolo stipendio per sbarcare il lunario o mettere in tavola un tozzo di pane da offrire ai figli. Del resto non tutti dispongono di un milione di euro da regalare ai figli per il compleanno. A Messina c’è gente che riesce solo a regalare lacrime di sangue ai figli, nel giorno del loro compleanno.
I tirocini, le assunzioni nelle Partecipate comunali, le promesse di… in caso di rielezione, sono il terminale di una macchina del potere che alla fine sparge briciole per i bisognosi e imbandisce le tavole per i banchetti con la stretta cerchia degli amici del “cerchio magico”.
Ma i messinesi voglio questo, o vogliono realmente cambiare?
D. Gam.

