Policlinico, 11 ore di attesa al Pronto soccorso per un mal di pancia

Redazione

Policlinico, 11 ore di attesa al Pronto soccorso per un mal di pancia

martedì 27 Gennaio 2026 - 10:37

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da un cittadino messinese che lamenta l’eccessiva attesa al Pronto soccorso del Policlinico di Mesisna.

Scrivo questa lettera per manifestare il mio più profondo sdegno e la mia indignazione per quanto accaduto presso il Pronto Soccorso del Policlinico di Messina, un episodio che ritengo gravissimo e che merita di essere portato all’attenzione dell’opinione pubblica.

In data 26/01/2026, su indicazione del medico di base, ho accompagnato mia figlia al Pronto Soccorso a causa di forti dolori addominali e alla schiena, persistenti e debilitanti. Siamo arrivati intorno alle ore 12:30 e, dopo il triage, le è stato assegnato un codice verde.

Da quel momento è iniziata un’attesa surreale e disumana.

Mia figlia è stata fatta accomodare su una sedia, lasciata completamente sola, senza la compagnia di un familiare e senza alcuna forma di assistenza, controllo o monitoraggio, fino alle ore 21 circa, quando finalmente è stato effettuato il primo prelievo di sangue. Per oltre undici ore nessun operatore sanitario si è preoccupato di verificare le sue condizioni, di somministrare un antidolorifico, di chiederle se avesse bisogno di bere dell’acqua o semplicemente di rassicurarla.

Undici ore di dolore continuo, senza cibo, senza assistenza e senza informazioni.

Alle ripetute richieste di chiarimenti rivolte al personale del triage, ho ricevuto risposte vaghe e rassicurazioni di circostanza, senza mai ottenere informazioni concrete né sullo stato di salute di mia figlia né sui tempi di attesa. L’unica giustificazione fornita è stata il fatto che si trattasse di un “codice verde”, come se questa etichetta rendesse accettabile l’abbandono di una paziente sofferente per un’intera giornata.

Ritengo gravissimo che il concetto di “codice verde” venga utilizzato come alibi per giustificare attese interminabili e l’assenza totale di assistenza umana e sanitaria. Il codice colore dovrebbe indicare una priorità clinica, non sospendere la dignità, l’attenzione e il diritto alle cure di una persona, ancor più se in evidente stato di sofferenza.

Anche dopo il prelievo delle ore 21, non è stato possibile ottenere alcuna indicazione sui tempi di risposta degli esami, lasciandoci nuovamente nell’incertezza più totale.

Mi chiedo, e vi chiedo:
è questa la sanità pubblica che i cittadini devono accettare?
È normale che una persona venga lasciata sola, sofferente e ignorata per oltre undici ore solo perché “non è abbastanza grave”?

Porto questa testimonianza all’attenzione della vostra redazione affinché episodi come questo non restino confinati nel silenzio e nell’indifferenza, ma diventino occasione di riflessione, denuncia e auspicabilmente, cambiamento.

Con amarezza e profonda delusione.

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