CISS, l’insegnamento di Sturzo: “Servire non servirsi”

Redazione

CISS, l’insegnamento di Sturzo: “Servire non servirsi”

sabato 17 Gennaio 2026 - 09:39

Il “Centro Studi Internazionale Sturzo“, regionale Sicilia, da noi sollecitato, ci consegna una interessante riflessione che richiama i “veri” valori sturziani, non quelli “artefatti” di chi richiama impropriamente la memoria del padre nobile della politica italiana, fondatore del Partito Popolare italiano.

Ecco il testa della riflessione a firma di Francesco Punzo e Saro Terranova.

Il CISS, Centro Studi Internazionale Sturzo,  regionale Sicilia, pone attenzione al richiamo del manifesto “Liberi e Forti” del 1919 di don Sturzo fatto dall’onorevole Cateno De Luca in occasione del nuovo progetto politico “Ti amo Sicilia” .

Il richiamo al manifesto, quindi al pensiero di don Sturzo, è sempre cosa interessante. Altrettanto interessanti, da considerare e valutare, sono sempre i riferimenti relativi alla formulazione contenutistica e pratica dei propositi politici finalizzati al miglioramento delle sorti di un territorio, piccolo o grande che sia (comunale, provinciale, regionale o nazionale. La stesura dell’appello ai “Liberi e Forti” di don Sturzo partiva primariamente dalla sensibilità di sacerdote, dalla sua plurima esperienza di amministrazione pubblica e associativa, di organizzazione di iniziative educative, di promozione di attività sociali, di facilitatore per la costituzione di banche cooperative, di società di mutualità, ecc, in un contesto assai più difficile e tumultuoso rispetto al nostro, in mezzo ad una guerra mondiale disastrosa e dolorante. Stimolato dai principi propri della dottrina sociale della Chiesa, l’appello, attraverso tanta profonda riflessione, rappresentava una chiamata collettiva e individuale alla responsabilità civile invitando ad esprimersi e partecipare alla vita pubblici. Quei principi, provenienti dall’immenso deposito della fede cristiana valevano ieri e valgono oggi, adeguatamente contestualizzati alla luce del Concilio vaticano II e maturazioni culturali e sociali avvenute nel frattempo.

L’appello, per sua completezza, si rivolge a chi sente forte la consapevolezza che per i compiti di assumere deve possedere un bagaglio di competenza perché la delicatezza dei fini e degli obiettivi lo impone, soprattutto per chi avvia un nuovo proposito/progetto politico. E’ lunga e scontata, se vogliamo, l’elencazione dei desideri che animano, i compiti da svolgere, gli impegni da assumere, le conoscenze delle modalità e tecnicalità operative da seguire e soprattutto la coerenza morale e il peso della relativa responsabilità da portare sulle spalle avendo davanti i visi dei propri concittadini, corregionali, connazionali a cui rispondere. Don Sturzo ritiene che se tutto ciò rientra nell’ambito dei sani ideali è assolutamente, dunque, primario il quadro di riferimento valoriale morale e spirituale, in assenza del quale tutti gli sforzi sarebbero inutili. E’ la storia di don Sturzo che parla; storia straordinaria personale, da dovere sempre rammentare e considerare bussola di orientamento per chi con onestà e responsabilità è impegnato in politica. Sappiamo tutti che ha vissuto tutte le giornate della sua lunga vita in mille attività, da amministratore civico, politico, economista, statista, senatore a vita, sociologo, ambientalista, scrittore, saggista, conferenziere, costituzionalista, giudice della Corte Costituzionale siciliana (fino alla sua incorporazione in quella nazionale), perfino drammaturgo, poeta e musicista. Certamente è stato anche e, soprattutto, profeta (tardivamente riconosciuto) per le sue straordinarie intuizioni politiche e previsioni puntualmente avvenute in base alle quali se fossero state ascoltate da chi avrebbe dovuto avremmo sicuramente un altro tipo di Paese. Enunciare le sue innumerevoli attività e ruoli può sembrare sfoggio di gloria del suo status. Non è così. Don Sturzo è stato tutto questo e la sua immensa attività produttiva intellettuale, raccolta nell’Opera Omnia, è testimonianza e, solo in parte, la misura. Non c’è nella nostra epoca altro soggetto che abbia prodotto una messe così alta e plurima di lavori incontestati e incontestabili. I suoi alti indiscutibill meriti, soprattutto in ambito sociologico, economico e politico, gli hanno consentito di essere, oltre che amico, fidato consigliere di Konrad Adenauer, cancelliere della Germania e di Ludwig Erhard, ministro dell’economia del tempo; anch’esso futuro cancelliere.. Le elevate capacitazioni di don Sturzo, sono state adeguatamente valutate da Adenauer il quale ebbe l’intelligenza di applicare pure le sue teorie in tema di economia sociale di mercato, tratte, in buona sostanza, dalla profondità della dottrina sociale della Chiesa. Ciò ha consentito che la Germania assumesse negli anni 50/60/70/80/90 la sua ossatura ricca e stabile, raggiungendo la massima espansione in ogni settore sociale, economico e politico, di cui ancora ne gode.

Alla luce di quanto è avvenuto nella nostra storia l’Italia ha verso don Sturzo, tra gli altri, tre enormi debiti di onore e riconoscenza; per la maggior parte dei casi ciò è disconosciuto e solo da pochi perfettamente conosciuto ma, quasi sempre, indigesto (a volte furbescamente usato, altre volte camaleonticamente trattato per uso e consumo, la gran parte delle volte debitamente narcotizzato). Così si spiega, per esempio, che la Democrazia Cristiana (di cui non ha mai preso la tessera) è stata la principale organizzazione politica che, destinataria dei suoi disinteressati consigli (a lei spiacevoli da prendere e applicare), anche dopo il suo ritorno dall’esilio americano, lo ha rimosso come soggetto ingombrante, congelandolo in ogni modo e circostanza, considerandolo solo un vegliardo con i vizi del grillo parlante. La Germania, invece, come detto, ha fatto l’opposto, lo ha considerato per quello che era (venerato e saggio maestro) ed è diventata grande osservando i suoi precetti. L’Italia ha un ulteriore debito nei confronti di don Sturzo: grazie al suo terzo esilio, l’America ha avuto modo di conoscere un vero antifascista, di primo livello assoluto e ciò ha consentito di rimuovere il forte diffuso anti italianismo che si basava sull’idea che il popolo italiano e il fascismo fossero un tutt’uno.

Così, l piano Marshall, che ha consentito all’Italia di prendere respiro ed avviare la sua rinascita, lo si deve in buona parte a don Sturzo e De Gasperi (interlocutore conosciuto dagli americani per il suo tramite) i quali hanno trattato con autorevolezza con gli organi americani per ottenerlo. Ciò è avvenuto grazie al fatto che per anni e anni don Sturzo era presente con i suoi scritti, operosissimo in tutti i circoli culturali e politici, sui giornali, nelle radio, praticamente in ogni dove in America, ricevendo riconoscimenti a piene mani per la sua immensa cultura e poliedricità, mai disgiunta dalla sua dignità di sacerdote. A seguito dei tanti risultati raggiunti veniva chiamato in Italia e all’estero, anche per la sua capacità di ascolto e di proposizione di soluzione ai mille problemi del tempo, “Ministro di Dio e dell’umanità”, ovvero “Ambasciatore ideale dell’Italia eterna”.

Altro debito da saldare con don Sturzo è quello di riconoscergli di essere il primo ideatore del federalismo mondiale (prima ancora che europeo) con l’idea sottostante “One World, one Currency” (no War). Don Sturzo, vedeva già negli anni ’20 necessario il federalismo e il regionalismo, con la nascita di nuove istituzioni non come separate dallo stato, ma diverse e unite. Le regioni, tanto avversate perché ritenute fonte di indebolimento dello Stato, sono state alla fine istituite nel 1970, undici anni dopo sua morte.

Non solo. Sturzo infatti ha pensato, anzitempo, la federazione dell’Euroafrica, argomento su cui oggi si comincia appena a balbettare.

E’ anche il vero liberale, nel senso più stretto della parola, che prende dal cristianesimo il valore più profondo della libertà in tutti i suoi molteplici aspetti. E’ profondamente convinto del principio secondo il quale la persona viene prima dello Stato, di cui è l’elemento portante (e non viceversa) trovando nel cristianesimo il fondamento essenziale. Era convinto che la libertà dell’educazione è fatto che riguarda primariamente la famiglia ma anche lo Stato e che entrambi sono soggetti diversi con materie separate, che si dovrebbero rispettare reciprocamente per il bene di tutti.

Ancora, caposaldo della sua filosofia di libertà e indipendenza era la consapevolezza che la creatività individuale è espansiva per natura,. Pertanto, in campo economico e sociale lo Stato deve essere precipuamente arbitro e regolatore, non giocatore perché il suo peso sbilanciato in campo diventerebbe molesto e usurpatore di energie. Infatti, laddove lo Stato va oltre il giusto limite di presenza, il pericolo della onda che sommerge tutto è certo e devastante. Il tutto deriva dalla sua concezione politica liberaldemocratica e suo è il teorema che identifica nello statalismo, nella partitocrazia, nello sperpero del denaro pubblico le “male bestie”, cioè le peggiori specie e condizioni di gestione dello Stato, quelle che, impossibili da confinare, determinano la fine di una epoca. E questo è ciò che è avvenuto. E si è avverata anche la fine dei stessi partiti e del complesso istituzionale. Il doppio danno emerso è che è nata una nuova complessa organizzazione rappresentativa politica parlamentare sganciata dalla storia risorgimentale.

Infine, sin dal nascere del partito popolare italiano del 1919, per Sturzo era fisso il principio secondo il quale nulla dovesse cadere dallo Stato, dall’alto, con facilità e senza impegno corrispondente; perchè la gratuità del dono, che elimina il sacrificio per il suo ottenimento, non consente di valutare il valore di ciò che si riceve. Come dire, niente sacrificio equivale a niente valore.

Come si può constatare, si tratta di riflessioni preziose che ci fanno considerare e apprezzare l’impegno sovrumano prodigato da don Sturzo non soltanto per il suo popolo siciliano, ma per tutto il popolo italiano e per il mondo intero. A servizio di tutti egli mise le sue immense qualità e tutt’oggi ancora tutti, senza saperlo, usufruiamo delle sue preziose idee. Il primo partito popolare europeo, ad esempio, nasce dalla sua mente fervida e operosa mentre era in Francia, appena fuoriuscito nel 1922 dall’Italia perchè condannato all’esilio dal fascismo.

 Le sue virtù eroiche espresse in una lunga vita di straordinario impegno, hanno determinato il CISS, per stimolo del prof. Giuseppe Palladino, economista cristiano, segretario ed esecutore testamentario di don Sturzo, ad avviare il processo di beatificazione di don Sturzo per riconoscergli primariamente la santità e dignità del suo sacerdozio. Tutte le volte che lo magnificavano e ad alta voce gli proponevano, magari scherzando,  la gloria degli altari, lui diceva di preferire il Paradiso perché lì avrebbe avuto la possibilità di continuare lottare per il bene dell’umanità a fianco degli uomini di buona volontà in terra (pensando principalmente a chi si occupa della gestione della cosa pubblica). Ho avuto il privilegio di essere presente al palazzo del Laterano nel novembre del 2017, come componente del CISS, all’atto della consegna di tutta la documentazione raccolta per l’avvio del processo di beatificazione di don Sturzo che passava dalla fase diocesana  a quella della istruttoria da parte della Congregazione per la causa dei santi. Grande onore per me vivere un momento topico della vita, anche postuma, di don Sturzo; ma anche grande responsabilità per ricordare che don Sturzo rappresenta  un valore immenso per tutti noi da non disperdere, da onorare e possibilmente imitare facendo proprio ciò a cui sempre  richiamava:  chi ha particolari responsabilità pubbliche, diceva che, sta svolgendo atto di carità verso i suoi simili e avendo in mano, naturalmente le leve di comando delle/e nelle istituzioni, deve trattarle seguendo i fondamentali principi di onestà e generosità e osservando il  primario obbligo morale di “Servire non Servirsi”.

Cordialmente, Francesco Punzo e Saro Terranova (CISS Sicilia).

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