CISS, l’insegnamento di Sturzo: “Servire non servirsi”

Redazione

CISS, l’insegnamento di Sturzo: “Servire non servirsi”

sabato 17 Gennaio 2026 - 09:39

Il “Centro Studi Internazionale Sturzo“, regionale Sicilia, da noi sollecitato, ci consegna una interessante riflessione che richiama i “veri” valori sturziani, non quelli “artefatti” di chi richiama impropriamente la memoria del padre nobile della politica italiana, fondatore del Partito Popolare italiano.

Ecco il testa della riflessione a firma di Francesco Punzo e Saro Terranova.

Il CISS, Centro Studi Internazionale Sturzo, di Messina, in occasione della ricorrenza del 107. anniversario dell’Appello ai Liberi e Forti, sente il bisogno di ricordare e onorare il suo estensore don Luigi Sturzo il quale il 18 gennaio del 1919, con lungimirante lucidità e saggezza, proponeva questo appello a tutti  gli italiani dotati di amor di patria chiedendo loro di partecipare con responsabilità e carità al rinnovamento della vita politica.

Appello “agli uomini liberi e forti” – 1919 …. Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali – la famiglia, le classi, i Comuni – che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private. E perchè lo Stato sia la più sincera espressione del potere popolare, domandiamo la riforma dell’Istituto Parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale, non escluso il voto alle donne, e il Senato elettivo, come rappresentanza direttiva degli organismi nazionali, accademici, amministrativi, e sindacali…. Ci presentiamo nella vita politica con la nostra bandiera morale e sociale, ispirandoci ai saldi principii del Cristianesimo che consacrò la grande missione civilizzatrice dell’Italia: missione che anche oggi, nel nuovo assetto dei popoli deve rifulgere di fronte ai tentativi di nuovi imperialismi, di fronte a stravolgimenti anarchici di grandi Imperi caduti, di fronte a democrazie socialiste che tentano la materializzazione di ogni idealità, di fronte ai vecchi liberalismi settari, che nella forza dell’organismo statale centralizzato resistono alle nuove correnti affrancatrici. ….

Basta già riportare questa breve frazione dell’appello per capirne la portata, l’originalità, la chiarezza di intenti, la visione larga e profonda del significato di ciò che don Sturzo intendeva per Libertà, valore per il cui raggiungimento ogni sforzo si giustifica senza misura e prezzo. Da taluni studiosi di dottrine politiche, nazionali e ed internazionali, l’appello di don Sturzo è considerato un autentico capolavoro: si presenta infatti come un bando di leva civile e politico, una chiamata all’impegno e alla partecipazione attiva alla quale sarebbe stato difficile non rispondere, tenuto conto particolarmentedel doloroso contesto sociale postbellico, in cui alla vita civile venivano inferti ferocemente colpi demolitivi e impeditivi di ogni genere. In poche righe,caparbiamente e in totale coerenza, il grande statista stendeva questo denso e corposo manifesto appena un anno dopo la fine della grande guerra, quando erano ancora appena visibili i primi sintomi di una probabile edificazione di nuovi possibili totalitarismi che avrebbero sacrificato nuovamente la pace nel mondointero. Percepiva chiare, con le sue grandi virtù intellettive e di fede, le conseguenze dei passi falsi che i vincitori della grande guerra stavano compiendo nei confronti dei paesi vinti sottoponendoli a oneri di riparo per i danni di guerra oltre i limiti ragionevoli. Prevedeva le inevitabili impetuose reazioni delle popolazioni colpite e la giustificazione del sorgere di nuovi condottieri spregiudicati, pronti e/o etero diretti, capaci di sfruttare le difficili circostanze per la propria affermazione. Così come è avvenuto.

Un manifesto che voleva essere a un tempo un monito e un orientamento. Non intendeva sventolare una bandiera ideologica né essere una chiamata a irreggimentarsi in un partito, ma voleva educare il popolo aiutandolo a prendere coscienza dei pericoli e, soprattutto, delle potenzialità che il momento di crisi storica stava offrendo al paese. La sua forza non derivava perciò né da impossibili promesse taumaturgiche né da ipotesi intrise di retorica idealistica. Scaturiva piuttosto da una analisi attenta e disincantata dei processi sociali, economici e politici già in atto nella realtà del paese e sollecitava la necessaria attenzione al peso che il comportamento e l’atteggiamento mentale di ogni persona avrebbe avuto nella costruzione del nuovo mondo che tutti auspicavano, rispetto al quale tutti venivano responsabilizzati. Mentre indicava i problemi e i limiti, al contempo orientava alla speranza indirizzando e motivando verso processi di piena umanizzazione sia della persona che della società. Ne consegue un tono complessivo del Manifesto che, mentre trasmette la complessità dei temi, risulta connotato da un sano realismo colorato tuttavia di sfumature e venature di fiducia.

La rotondità e fortezza dell’appello ai “Liberi e Forti” di don Sturzo deriva primariamente dal suo modo di intendere e vivere il suo sacerdozio, dalla sua plurima esperienza di amministrazione pubblica e associativa, di organizzatore di iniziative educative, di promozione di attività sociali, di avviatore di molteplici casse rurali, di società di mutualità, ecc, in un contesto assai più difficile e tumultuoso rispetto al nostro, in mezzo ad una guerra mondiale disastrosa e dolorante. Stimolato dai principi propri della dottrina sociale della Chiesa, l’appello, attraverso tanta profonda riflessiva maturazione, rappresentava unachiamata collettiva e individuale alla responsabilità civile invitando chiunque arispondere e partecipare alla vita pubblica in un partito ispirato a principi cristiani ma che agisce con criteri laici. Poco compreso da tanti, la sua chiara visione avrebbe impegnato il partito ad agire laicamente perché fermi i suoi capisaldi teorici: Il partito nell’agone è parte e, implicitamente,separazione; diversamente la fede, la Chiesa, la cristianità, orientano all’unità. La sua comprensibile e giusta era quella che la gestione del partito nella politica potessero intaccare la Chiesa, direttamente o indirettamente. Quei principi, provenienti dall’immenso deposito della fede cristianavalevano ieri e valgono oggi,adeguatamente contestualizzati alla luce del Concilio vaticano II e della maturazioneculturale e sociale avvenute nel frattempo.

L’appello, per sua completezza, si rivolge a chi sente forte la consapevolezza che per i compiti di assumere deve possedere un bagaglio di competenza adeguate perché la delicatezza dei fini e degli obiettivi lo impone, soprattutto per chi avviava, ieri come oggi, un nuovo proposito/progetto politico. E’ lunga e scontata, se vogliamo, l’elencazione dei desideri che animano, dei compiti da svolgere, degli impegni da assumere, delleconoscenze, delle modalità e tecnicalità operative da seguire e, soprattutto, è primaria la coerenza morale e la capacità di sopportare il peso della responsabilità nel rispondere di ogni cosa verso i propriconcittadini, corregionali, connazionali. Don Sturzo ritiene che se tutto ciò rientranell’ambito dei sani ideali è bisogno primario possedere il giusto quadro di riferimento valoriale, morale e spirituale, in assenza del quale tutti gli sforzi sarannoinutili e perniciosi. E’ la storia di don Sturzo che parla: storia straordinaria personale, da dovere sempre rammentare;bussola di orientamento per chi con onestà e responsabilità è impegnato in politica. Sappiamo tutti che ha vissuto tutte le giornate della sua lunga vita spese in mille attività, da amministratore civico, politico, economista, statista, senatore a vita, sociologo, ambientalista, scrittore, saggista, conferenziere, costituzionalista, giudice della Corte Costituzionale siciliana (fino alla sua incorporazione in quella nazionale), perfino drammaturgo, poeta e musicista. Certamente è stato anche e, soprattutto, profeta (tardivamente riconosciuto) per le sue straordinarie intuizioni politiche e previsioni puntualmente avvenute; se fossero state ascoltate da chi avrebbe dovuto avremmo sicuramente oggi un altro tipo di Paese.Enunciare le sue innumerevoli attività e ruoli può sembrare sfoggio di gloria del suo status. Non è così. Don Sturzo è stato tutto questo e la sua immensa attività produttiva intellettuale, raccolta per lo più nell’OperaOmnia, è testimonianza e, solo in parte, la misura. Non c’è nella nostra epoca altro soggetto che abbia prodotto una messe così alta e plurima di lavori incontestati e incontestabili. I suoi alti indiscutibili meriti, soprattutto in ambito sociologico, economico e politico, gli hanno consentito di essere, oltre che amico fidato, speciale consigliere di Konrad Adenauer, cancelliere della Germania e di Ludwig Erhard, ministro dell’economia del tempo; anch’esso futuro cancelliere. Le elevate capacitazioni di don Sturzo, sono state adeguatamente valutate da Adenauer il quale ebbe l’intelligenza di applicare pure le sue teorie in tema di economia sociale di mercato tratte, in buona sostanza, dalla profondità della dottrina sociale della Chiesa. Ciò ha consentito che la Germania assumesse negli anni 50/60/70/80/90 la sua complessa ossatura ricca e stabile, raggiungendo la massima espansione in ogni settore sociale, economico e politico, di cui ancora ne gode.

Alla luce di quanto è avvenuto nella nostra storia, l’Italia ha verso don Sturzo, tra gli altri, tre enormi debiti di onore e riconoscenza; per la maggior parte dei casi ciò non è conosciuto. Per altri è volutamente disconosciuto e indigesto; per tali altri, ancora, a volte furbescamente usato, altre volte camaleonticamente trattato per proprio uso e consumo, per gran parte delle volte, ancora debitamentenarcotizzato. Così si spiega, per esempio, che la Democrazia Cristiana (di cui non hamai preso la tessera) è stata la principale organizzazione politica che, destinataria privilegiata dei suoi disinteressati consigli(a lei spiacevoli da prendere e applicare), anche dopo il suo ritorno dall’esilio americano, lo ha rimosso come soggetto ingombrante, congelandolo in ogni modo e circostanza, considerandolo solo un vegliardo con i vizi del grillo parlante. La Germania, invece, come detto, ha fatto l’opposto, lo ha considerato per quello che era (venerato e saggio maestro) ed è diventata grande osservando anche i suoi precetti. L’Italia ha un ulteriore debito nei confronti di don Sturzo: grazie al suo terzo esilio, l’America ha avuto modo di conoscere un vero antifascista di primo livello assoluto; ciò ha favorito il processo di rimozione del forte e diffuso antiitalianismo basato sull’idea che il popolo italiano e il fascismo fossero stati, e lo fossero, ancora, in parte, un tutt’uno.

Così, il piano Marshall, che ha consentito all’Italia di prendere respiro ed avviare la sua rinascita, lo si deve in buona parte a don Sturzo e De Gasperi (interlocutore conosciuto bene dagli americani per il suo tramite) i quali hannotrattato con autorevolezza con gli organi americani facilitando il processo per ottenerlo. Ciò è avvenuto grazie al fatto cheper anni e anni don Sturzo era presente con i suoi scritti, operosissimo in tutti i circoli culturali e politici, sui giornali, nelle radio, praticamente in ogni dove in America,ricevendo riconoscimenti a piene mani per la sua immensa cultura e poliedricità, mai disgiunta dalla sua dignità di sacerdote. A seguito dei tanti risultati raggiunti veniva chiamato in Italia e all’estero, anche per la sua capacità di ascolto e di proposizione di soluzioni di mediazione ai mille problemi del tempo, “Ministro di Dio e dell’umanità”, ovvero “Ambasciatore ideale dell’Italia eterna”.

Altro debito da saldare con don Sturzo è quello di riconoscergli di essere il primo ideatore del federalismo mondiale (prima ancora che europeo e nazionale) con l’idea sottostante “One World, one Currency” (no War). Don Sturzo, vedeva già negli anni ’20 necessario il federalismo e il regionalismo, con la nascita di nuove istituzioni non come separate dallo Stato, ma diverse e unite ad esso. Le regioni, tanto avversate perché ritenute fonte di indebolimento dello Stato, sono state alla fine istituite nel 1970, undici anni dopo sua morte.

Non solo, don Sturzo ha pensato,anzitempo, la federazione dell’Euroafrica:argomento su cui oggi si comincia appena a balbettare.

E’ anche il vero liberale, nel senso più stretto della parola, che prende dal cristianesimo il valore più profondo della libertà in tutti i suoi molteplici aspetti. E’ profondamente convinto del principio secondo il quale la persona viene prima dello Stato, del quale è l’elemento portante (e non viceversa), così come è la famiglia,trovando nel cristianesimo, come detto, ilfondamento essenziale. Era convinto che la libertà dell’educazione è fatto che riguarda primariamente la famiglia; lo Stato deve correttamente seguirne le indicazioni e scelte. Perché, entrambi, pur se soggettidiversi, in questo ambito, per materie, competenze e aree separate si devonorispettare e integrare reciprocamente per il bene generale.

Ancora, caposaldo della sua filosofia di libertà e indipendenza è la consapevolezzache la creatività individuale e l’iniziativa privata sono espansive per natura. Pertanto,in campo economico e sociale lo Stato deve essere precipuamente arbitro e regolatore, non giocatore; perché il suo peso sbilanciato in campo diventa molesto e usurpatore di energie. Infatti, laddove lo Stato va oltre il giusto limite di presenza, il pericolo della onda che sommerge tutto è certo e devastante. Il tutto deriva dalla sua concezione politica liberaldemocratica e suo è il pensiero che identifica nello statalismo, nella partitocrazia, nello sperpero del denaro pubblico le “male bestie”, cioè le peggiori specie e condizioni di gestione dello Stato; quelle che,impossibili da confinare, possonodeterminare il condizionamento di un’epoca, se non la sua fine. E questo è ciò che è avvenuto. Con la sua capitolazione si è avverata anche la fine dei stessi partiti e del complesso istituzionale che ha retto fino agli anni 90. Il doppio danno emerso è che è nata una nuova complessaorganizzazione rappresentativa politica parlamentare sganciata dalla storia risorgimentale.

In fondo in don Sturzo era fisso il principio della educazione alla sacralità della responsabilità, intesa nella doppia specie: responsabilità di svolgere i compiti che autonomamente la persona si assegna o le vengono assegnati; e nel senso delautodovere di prendersi liberamente carico dei problemi del prossimo. Da qui scaturiscono i principi portanti tipici della necessaria educazione civile e sociale e religiosa della persona, del valore della iniziativa privata, del rischio di impresa, della proprietà privata (intesa con i limiti previsti dalla Costituzione), ecc.

Si constata che qui si tratta semplicemente di sottolineare alcuni riferimenti biografici che fanno considerare e apprezzare l’impegno sovrumano prodigato da don Sturzo non soltanto per il suo popolo siciliano ma per tutto il popolo italiano e per il mondo intero. A servizio di tutti egli profuse le sue immense qualità e capacità. Tutt’oggi, ancora senza saperlo,usufruiamo delle sue preziose idee che trovarono subito applicazione. Come, ad esempio, è il caso della costituzione delprimo partito popolare europeo che nasce per sua opera mentre era in Francia, appena fuoriuscito nel 1922 dall’Italia, condannato all’esilio dal fascismo.

Le sue virtù eroiche espresse in una lunga vita di straordinario impegno, hanno determinato il CISS, per stimolo del prof. Giuseppe Palladino, economista cristiano, segretario ed esecutore testamentario di don Sturzo, impegno poi proseguito dal figlio Giovanni, ad avviare il processo di beatificazione di don Sturzo per riconoscergli primariamente la santità e dignità del suo sacerdozio. Tutte le volte che lo magnificavano e ad alta voce gli proponevano, magari scherzando,  la gloria degli altari, lui rispondeva seriamente dicendo di preferire il Paradiso perché lìavrebbe avuto la possibilità di continuare a lottare per il bene dell’umanità a fianco degli uomini di buona volontà in terra, pensando principalmente a chi si occupa della gestione della cosa pubblica. Ho avuto il privilegio di essere presente al palazzo del Laterano nel novembre del 2017, come componente del CISS, all’atto della consegna di tutta la documentazione raccolta per l’avvio del processo di beatificazione di don Sturzo che passava dalla fase diocesana a quella della istruttoria da parte della Congregazione per la causa dei santi. Grande onore per me vivere un momento topico della storia di don Sturzo; ma anche grande responsabilità per ricordare che don Sturzo rappresenta un valore immenso per tutti noi da non disperdere, da onorare e possibilmente imitare facendo nostro ciò a cui sempre  richiamava:  chi ha particolariresponsabilità pubbliche, diceva che, sta svolgendo atto di carità verso i suoi simili e avendo in mano, naturalmente le leve di comando delle/e nelle istituzioni, deve trattarle seguendo i fondamentali principi di onestà e generosità, osservando il primario obbligo morale di “Servire non Servirsi”. 

Francesco Punzo e Saro Terranova (CISS Sicilia).

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