Oggi la Città viene raccontata con una narrativa da sogno, eppure, sembra che l’ottimismo abbia lasciato spazio al disfattismo, e la voglia di riscatto sia stata soppiantata dalla rassegnazione. L’incertezza è ripiombata in città, forse proprio perché le parole vengono spesso smentite dalla cruda realtà. È indubbio che Messina abbia ritrovato sé stessa e tagliato i ponti con un recente passato ricco di insuccessi e delusioni, riconquistando quella normalità che la caratterizzava alcuni decenni addietro. Lo shock politico-amministrativo voluto dai messinesi nel 2018 è stato utile e funzionale, ma avrebbe dovuto evolversi in qualcosa di più maturo, per adeguarsi alle esigenze di un contesto metropolitano, così non è stato. È tempo di andare oltre.
Purtroppo la città, per ritrovare sé stessa, ha perso di vista la Messina che dovrebbe diventare nel prossimo futuro, proprio quando era il momento di rilanciare ed essere ambiziosi. Siamo stati indirizzati a pensare che l’ordinaria amministrazione fosse l’obiettivo ultimo: pulizia, ordine e servizi essenziali come riscatto e motivo di orgoglio. Oggi, tornati a questo piccolo traguardo già assaporato in modo discontinuo in passato, emerge la consapevolezza che il cammino è ancora lungo ma che la rotta da seguire non è stata neanche tracciata. Tutto questo è comprovato dalle classifiche nazionali che non descrivono quel riscatto che ci si aspettava, perché anche le altre città progrediscono grazie al contesto nazionale nel quale tutte le realtà urbane operano, più favorevole dal punto di vista economico e culturale rispetto al passato. L’ordinario e le ricette standard evidentemente non bastano per una Città, serve qualcosa in più, qualcosa che oggi manca. Manca una visione chiara, mancanza che ha portato all’utilizzo inefficace o solo parziale delle ingenti risorse disponibili, trasformando una grande opportunità in un’occasione mancata. Limitarsi a garantire l’ordinario o massimizzare la spesa, senza valutare utilità e incisività delle azioni intraprese, sarà anche facile ma non basta. L’assenza di visione ostacola il rilancio della Città che, prigioniera della retorica che vede nelle delusioni passate un alibi per non andare oltre e accontentarsi, dimentica la propria storia, anche recente, fatta di vitalità, cultura, benessere e ottimismo. Oggi, più che in passato, servono slancio, investimenti strutturali e capacità politico-amministrative all’altezza delle ambizioni di una città metropolitana. Questo però non sembra esserci, forse per la mancanza di consapevolezza, amore e senso di appartenenza di chi Messina la vive, la conosce e la vorrebbe risollevare. Navigare a vista o farsi trasportare dalla corrente non può essere più un’opzione se si vuole invertire la rotta che sta portando Messina a spegnersi lentamente. Serve di meglio.Serve dare alla Città un progetto ambizioso, che accompagni la gestione ordinaria con una visione chiara. Il potenziale inespresso è così ampio che Messina può essere tutto ciò che desidera; serve però immaginarla, abbandonando il pilota automatico e evitando di amministrare alla giornata, cinicamente o secondo manuale. Occorre una presa di coscienza collettiva, così da orientare i cambiamenti futuri senza subirli.
Accantonare le strategie politiche e ripartire dal confronto deve essere il punto di partenza per restituire a Messina quella prospettiva oggi soffocata da un approccio freddo e distante dalla comunità. Occorre rimettere in circolo idee, proposte e ambizioni di una comunità assopita, puntando sulla qualità e non solo sulla quantità. Serve ritrovare lucidità, senso di appartenenza e voglia di partecipazione. Si riparta dalla comunità messinese, quella vera, rimettendo Messina al centro, capitalizzando risultati a beneficio della città e non delle singole comunità politiche, valorizzando merito e professionalità, coinvolgendo messinesi che amano la città e tornando ad essere una città plurale. È fondamentale restituire spazio e voce soprattutto ai giovani, protagonisti della città che verrà, coloro i quali testardamente resistono e credono in una Messina nuova e futuribile, libera dalla zavorra della rassegnazione e dell’immobilismo. Solo i giovani, i quali tipicamente sognano di costruire qualcosa di nuovo con i loro sforzi, che non temono le novità e che non sono impegnati a tutelare lo status quo, hanno in mano la leva del cambiamento profondo, ciò di cui la città, anche inconsapevolmente, necessita per non spegnersi e tornare ad essere viva e attrattiva. Riscopriamo l’ambizione di puntare in alto e la voglia di costruire insieme e coralmente la Messina del futuro.
Salvatore Igegneri

