L’arruolamento dei giovani alle “legione” di Ti Amo Sicilia è scattato questa mattina. Il via lo ha dato Cateno De Luca, non più leader di Sud chiama Nord avendo rimesso la sua carica di segretario generale, ma nuovo mentore – come si è definito durante la diretta FB – del nuovo Centro studi. Di fatto è un contenitore politico “camuffato” che sottintende alle regole del Terzo settore. Il metodo è sempre lo stesso, adesione previo pagamento e poi la solita richiesta di donazioni. La vera novità è rappresentata dal fatto che Ti Amo Sicilia formalmente si smarca dalle stringenti regole che riguardano i partiti politici, costretti a rendicontare e rendere trasparenti le dazioni di denaro. Ovviamente, il caso delle donazioni e l’inchiesta della magistratura hanno posto sotto i riflettori i “donatori volontari” i quali hanno deciso di non sostenere più il movimento deluchiano.
Ma torniamo all’arruolamento dei giovani. Il cambio di direzione di Cateno De Luca è determinato dai contini “tradimenti” di alcuni dei suoi che hanno deciso di cambiare aria approdando in altri contesti politici. Poi ci sono quelli che continuano a rimanere con De Luca ma che hanno perso lo smalto dei tempi migliori. Questo ha indotto lo “Sciamano del Nisi” a puntare su nuove risorse con la speranza di ricevere un “posticino” in una delle 12 Partecipate comunali direttamente controllate dal sindaco di Taormina mediante i propri “colonnelli sindaci”.
L’arruolamento è partito oggi mentre il prosismo 18 gennaio, a Caltagirone, si terrà la manifestazione che sancirà la nascita del governo di “Liberazione”. Non è chiaro di cosa si tratti anche perché De Luca non ha i numeri nemmeno per tenere in piedi un gruppo all’assemblea regionale.
Oggi esistente grazie alla gentile concessione della maggioranza di governo che ha votato a favore della permanenza del gruppo politico in seno all’ARS.
Cateno De Luca si muove su un doppio binario, da un lato cerca di “arruolare” forze fresche, dall’altro con un’operazione di “sciacallaggio politico” tenta di attrarre componenti della moribonda Dc, dilaniata dalla deflagrazione che ha visto coinvolto l’ex segretario Totò Cuffaro.
Tenta di “abbracciare” le componenti cattolico-moderate sfruttando il nome di Don Luigi Sturzo. Si professa sturziano, ma anche autonomista e progressista. Tutto e niente, in buona sostanza.
A proposito, i veri sturziani si stanno agitando per l’usurpazione del nome del padre del Partito popolare italiano. E quella di Caltagirone viene considerata metaforicamente una “profanazione politica”.
D. Gam.

