“La Giustizia si applica ai nemici e si interpreta per gli amici”, scriveva Giolitti. Dopo Tangentopoli la magistratura ha creduto di essere Verità assoluta e depositaria del Verbo. Ha assunto, grazie a questa convinzione, il dominio di ogni azione e si è sostituita agli altri due poteri previsti dalla Costituzione, di più ha instaurato una satrapia giudiziaria incontrollabile e autoreferenziale. Nè ha pagato mai pegno, nonostante il numero rilevante di innocenti messi in carcere e dati in pasto al pubblico ludibrio.Niente ha potuto scalfire il potere acquisito e esercitato, sebbene il caso Palamara e gli scandali documentati ne abbiano minato credibilità e terzietà. Indipendenza e obbligatorietà dell’azione penale sono stati gli strumenti adoperati per autoassolversi e per continuare indisturbati ad esercitare potere non per produrre Giustizia. Di più, PD e M5S hanno fatto a gara per garantire seggi parlamentari a personaggi che non sarebbero stati eletti nemmeno come rappresentanti di condominio.
La politica ignava e appecorata li ha anche premiati, asservita e timorosa per indagini precostituite e ideologiche: citare le inchieste su Berlusconi ancora oggi lascia basiti e, più di recente, il caso Toti. Al contrario i casi Laudati, Cafiero de Raho, Pignatone, Scarpinato e Natoli sono considerati gossip della stampa servile di destra. Succede, finalmente, che un governo ha messo mano ad una riforma della Giustizia per cautelare i cittadini da un potere giudiziario onnipresente e fazioso imperniato sulle correnti dell’Anm e sostenuto dal CSM! Apriti cielo: la casta dei magistrati sostenuta da forze politiche giustizialiste e da stampa partigiana si ribella e grida allo scandalo, accusa di golpe il governo e il parlamento, rifiuta ciò che la Costituzione permette e prevede. Sembra di assistere al comportamento dei signorotti medievali cui tutto era permesso per genia e censo.Il referendum offre ai cittadini di scegliere se riformare questa Giustizia malata amministrata da troppo tempo extra legem e adoperata per punire quanti non accettano il politicamente corretto, le teorie gender e la cultura woke. È strano che dipendenti dello Stato si ribellino allo Stato. È grave che cittadini inermi e inconsapevoli subiscano errori giudiziari per supponenza o protervia (basti contare i flop delle inchieste di Gratteri), non è accettabile più che i magistrati siano immuni da responsabilità civile, quando qualunque cittadino ne è soggetto.
Il referendum cui siamo chiamati a votare non risolve i problemi della Giustizia, ma votare “SI” è l’inizio di un percorso per realizzare “una Giustizia giusta”.
DIEGO CELI

