La gestione del debito comunale e la necessità di un monitoraggio puntuale e trasparente dello stato di avanzamento fisico, finanziario e contabile dei progetti finanziati
Non sono un ragioniere né un esperto contabile, ma nella mia attività professionale mi sono spesso confrontato con bilanci e documenti finanziari. Per questo motivo, visto che in molti, anche non addetti ai lavori, si cimentano in valutazioni tecnico-giuridiche-amministrative e contabili, cerco anch’io di esprimere alcune considerazioni, senza alcuna pretesa di verità assoluta.
Il Comune di Messina gestisce da anni una situazione di forte squilibrio economico-finanziario attraverso un Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale (PRFP), strumento previsto dalla legge per evitare il dissesto quando il bilancio non risulta sostenibile sulla base delle risorse correnti.
La gestione del debito comunale è stata uno dei temi centrali degli ultimi anni. L’attuale Amministrazione sostiene di aver ridotto la massa debitoria complessiva da oltre 550 milioni di euro a circa 140 milioni. Tuttavia, al di là delle comunicazioni ufficiali, ciò che emerge è che la massa passiva complessiva, comprendente debiti, debiti fuori bilancio e residui passivi, resta significativa e continua a incidere pesantemente sulla capacità di spesa corrente dell’ente.
Negli anni recenti, la Corte dei Conti ha evidenziato diverse criticità nel PRFP, segnalando in particolare difficoltà nella completa quantificazione dei debiti fuori bilancio; una capacità di riscossione dei tributi strutturalmente insufficiente; dubbi sulla sostenibilità delle misure previste nel Piano di riequilibrio.
Tali rilievi indicano che permangono incertezze sulla completezza e attendibilità dei dati contabili, nonché sulle reali prospettive di rientro dal debito.
Il Bilancio di previsione 2025-2027 è stato approvato dal Consiglio comunale. Tuttavia non risulta, ad oggi, un’adeguata azione di trasparenza contabile orientata a chiarire la reale capacità dell’ente di ridurre strutturalmente l’indebitamento e di rafforzare la propria capacità amministrativa.
Nel frattempo, la Regione Siciliana ha disposto trasferimenti straordinari per consentire ai Comuni di garantire i servizi essenziali, migliorando temporaneamente la liquidità disponibile per la spesa corrente. Si tratta però di misure tampone, che non incidono sulle cause strutturali dello squilibrio finanziario.
Come evidenziato anche dalla magistratura contabile negli anni precedenti, la riscossione dei tributi locali (IMU, TARI, addizionali) resta inferiore alle previsioni teoriche, contribuendo in modo significativo allo squilibrio strutturale del bilancio.
Il Comune di Messina è quindi, di fatto, ancora sottoposto a una gestione vincolata dal Piano di Riequilibrio. Ciò significa che i debiti non sono stati azzerati, ma restano una massa rilevante da ripianare in un arco temporale pluriennale, che si estende fino al 2030-2033. Su questo percorso permangono preoccupazioni tecniche della Corte dei Conti, soprattutto in relazione alla qualità dei dati e all’attendibilità delle previsioni di rientro.
Va inoltre sottolineato che le cifre aggiornate e pienamente comparabili non risultano pubblicamente disponibili in una relazione conclusiva validata e commentata dalla Corte dei Conti. Alcune stime e ricostruzioni giornalistiche parlano di una “voragine contabile” difficilmente sanabile senza cambiamenti strutturali, ma tali valutazioni dovrebbero essere supportate da documenti ufficiali certificati dagli organi di controllo.
In definitiva, si può affermare che il Comune di Messina non ha dichiarato il dissesto, ma resta sotto Piano di Riequilibrio Finanziario per la gestione di debiti e squilibri. I debiti e i residui passivi rimangono rilevanti, la loro reale dimensione è oggetto di dibattito, e la capacità di riscossione e la sostenibilità della spesa continuano a rappresentare punti critici.
Analisi di alcuni dati del Rendiconto 2024
Dal Rendiconto di gestione 2024, approvato l’11 luglio 2025 dal Consiglio comunale, emerge che il Comune ha speso 785.435.489,51 euro, a fronte di entrate pari a 706.452.529,41 euro, registrando quindi uno squilibrio superiore a 78 milioni di euro. Quando le spese superano le entrate, la normativa impone l’adozione di misure correttive e un piano di rientro.
Il risultato di amministrazione è negativo poiché il disavanzo netto supera i 93 milioni di euro, indicando che il bilancio consuntivo chiude con un saldo negativo e non con un avanzo. Questo dato segnala che nel 2024 il Comune ha utilizzato risorse superiori a quelle effettivamente disponibili.
Particolarmente rilevante è anche l’ammontare dei residui attivi, che supera i 533 milioni di euro. Si tratta di crediti accertati ma non riscossi, iscritti a bilancio come somme dovute da cittadini, imprese o altri enti. Una dimensione così elevata evidenzia una significativa difficoltà di incasso delle entrate.
Non meno rilevanti sono i residui passivi, pari a circa 250 milioni di euro, cioè spese impegnate ma non ancora pagate. Questo dato indica una consistente esposizione finanziaria che si trascina negli esercizi successivi.
Alla luce del risultato negativo, come previsto dall’articolo 188 del TUEL, il Consiglio comunale ha approvato un Piano di rientro del disavanzo, rendendo necessario un monitoraggio contabile continuo e stringente.
In conclusione, il Comune di Messina ha chiuso il 2024 con un bilancio in negativo, caratterizzato da un disavanzo rilevante e da un elevato volume di residui attivi e passivi. Alla luce di questi elementi, non si può affermare che la situazione finanziaria sia risolta, ma piuttosto che rimanga complessa e strutturalmente fragile.
Va inoltre evidenziato un ulteriore elemento di criticità. Una parte significativa delle somme impegnate dal Comune di Messina nell’ambito del PNRR e di altri finanziamenti regionali, nazionali e comunitari non risulta, allo stato, né completamente caricata nelle piattaforme di monitoraggio previste né regolarmente rendicontata.
Tale circostanza non incide solo sul piano procedurale, ma ha riflessi diretti sulla rappresentazione contabile complessiva, sulla tempistica degli incassi e sulla reale disponibilità di cassa. In assenza di caricamento e rendicontazione, infatti, le risorse formalmente assegnate non si traducono automaticamente in entrate effettive, con il rischio di generare uno scollamento tra impegni di spesa assunti e flussi finanziari realmente esigibili.
Questo aspetto contribuisce ad aumentare l’incertezza sulla tenuta degli equilibri di bilancio, soprattutto in un ente già sottoposto a Piano di Riequilibrio, e rende ancora più necessario un monitoraggio puntuale e trasparente dello stato di avanzamento fisico, finanziario e contabile dei progetti finanziati.
Gaetano Sciacca (Comitato Rinascita Messina)

