Vulcano, abbattete quell’ecomostro e riaprite i fanghi

Il sequestro preventivo della “pozza” dei fanghi nell’isola di Vulcano è stata una ulteriore mazzata alla già debole economia locale. Dopo l’emergenza sanitaria, quando la stagione turistica sembrava essere partita, ecco arrivare il sequestro dell’area dei fanghi dell’isola di Vulcano per presunti reati di natura ambientale commessi dalla società proprietaria (anche se la Regione ne rivendica la titolarità), della porzione di fanghi.

Il motivo del sequestro preventivo disposto dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto ed eseguito dai carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico), con la collaborazione dei militari di Vulcano, sarebbe da ricercare nella realizzazione di una barriera realizzata sul promontorio delle acque calde. Una barriera artificiale che, nelle intenzioni dei proprietari del terreno, sarebbe servita a protezione della zona erosa dal mare, ma che di fatto impedisce di raggiungere agevolmente il mare caldo.

Già negli anni scorsi c’erano state le prime lamentele con la “cancellazione” della spiaggia che costituiva un unicum con il resto della spiaggia.

Se l’unico obiettivo della “Geoterme Srl” (società in possesso per larga parte alle famiglie Conti e Ferlazzo, veri dominus del turismo a Vulcano), era quello di proteggere il promontorio c’è da aggiungere che la barriera di fatto costituisce un disincentivo al bagno libero.

Una persona anziana o un bambino non può raggiungere quella porzione di mare caldo grazie ai soffioni che rendono Vulcano uno dei posti unici al mondo.

Senza entrare nel merito della proprietà della “pozza” dei fanghi (saranno le autorità preposte a dirimere la questione), c’è da dire che quella barriera costituisce un economostro che andrebbe subito rimosso sia per l’aspetto paesaggistico, sia per rendere libera la fruizione del mare caldo. Fino a prova contraria un bene pubblico.

Sul fronte politico, c’è da registrare l’unica presa di posizione del consigliere comunale Franco Muscarà (Vento delle Eolie), il quale in una interrogazione indirizzata al sindaco, invita l’amministrazione a mobilitarsi per consentire l’immediato dissequestro dell’area.

“L’isola vive anche di turismo termale – scrive Muscarà – e accertare le debite responsabilità si rende necessaria la riapertura per evitare che il danno di immagine si riverberi anche sulle altre attività commerciali di Vulcano”.

Sull’argomento c’è da registrare la presa di posizione di alcuni imprenditori, i quali informalmente hanno fatto sapere che sono pronti a proporre una class-action nei confronti della “Geoterme Srl”, per il danno procurato alle attività commerciali dell’isola.

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