“Bunker” piazza Cairoli, visita dei vigili dell’Annona

I vigili urbani dell’Annona si sono recati ieri mattina al bistrot di Piazza Cairoli. E non si è trattata di una visita di cortesia. Il clamore mediatico sollevato dal “bunker” collocato angolo via Tommaso Cannizzaro-Piazza Cairoli, ha spinto gli agenti della Polizia locale ad effettuare degli accertamenti.

Per dovere di cronaca, c’è da dire che la struttura è stata autorizzata dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Messina e dal Comune di Messina, ma nonostante ciò gli agenti si sono presentati ieri mattina ufficialmente per “approfondimenti”.

Non trapela altro sul motivo della “visita” e gli approfondimenti di cui si dice significa tutto e niente.

Da qualche giorno, il web è inondato da un fiume in piena di commenti, dopo che la struttura è stata “svelata” in tutta la sua maestosità alla città intera. A dare “fuoco alle polveri” delle polemiche ci ha pensato il presidente dell’ordine degli ingeneri di Messina, Francesco Triolo, il quale in un articolo pubblicato sul sito web dell’organismo ha posto una questione di merito. Salvo osservare che si trattasse di una bruttura, argomentando comunque la soggettività del concetto del bello, Triolo si è chiesto, e quindi ha chiesto, come mai quel manufatto è stato autorizzato mentre altri simili sono stati sonoramente bocciati del precedente sovrintendete Micali?

Una domanda piĂą che legittima. Un interrogativo che ha dato la stura al vortice delle polemiche sul web, alimentate da un post (a questo punto inopportuno), dello chef palermitano Filippo La Mantia.

La notizia, ripresa da diversi giornali locali, deve avere fatto accendere la spia rossa a Palazzo Zanca, da dove sarebbe partito l’invito ai vigili urbani per fare non meglio specificati “approfondimenti”. Gli agenti sono rimasti un’intera mattinata prima di lasciare la zona, diretti al Comando, dove si stanno valutando, con molta probabilità le carte. Non è stato assunto alcun provvedimento, giova dirlo, ma è certo che sull’argomento si vuole andare fino in fondo. La struttura, come detto, è stata regolarmente autorizzata, ma probabilmente nessuno si sarebbe aspettato nessuno cosa sarebbe successo, dopo che sono stati rimossi i pannelli che hanno oscurato l’area di cantiere per quasi due anni. Anche alla Soprintendenza dei Beni Culurali, pare che il fascicolo sia stato rispolverato per “approfondimenti”.

Al di là del gusto, che come ha sottolineato l’ing. Francesco Triolo, si pone una questione riguardante la soggettività dei pareri. Il presidente degli ingegneri messinesi ha svelato che altri imprenditori si sono visti bocciare i progetti per manufatti analoghi, in altre zone della città.

Intanto, su Fb va in scena il festival delle definizioni che abbiamo battezzato “bunker”: si va da cappella gentilizia, a scatolone, per passare ad acquario, e concludere con uno spregiativo container. E dire che la progettazione di quella struttura che ospiterà i clienti di un elegante bistrot, voluto dalla famiglia Urbano (Miscela d’Oro), è stata progettata dallo studio Lissoni di Milano.

Una progettazione di altissimo livello che, però, – dettaglio di non poco conto –, non sta riscontrando il consenso dei messinesi.

Davide Gambale

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