Lo chef Filippo La Mantia difende il “bunker” di piazza Cairoli

Scende in campo, niente meno che Filippo La Mantia, lo chef siciliano che ha conquistato il mondo con le sue prelibatezze, per difendere il dehors dell’ex ritrovo Billè.

Una struttura che sta generando un dibattito aspro in una città abituata alle polemiche. La Mantia difende e allo stesso tempo offende chi si è permesso di esprimere la propria opinione su quella struttura progettata dallo studio Lissoni, ma che a prima vista dà l’impressione dell’aula bunker del carcere di Gazzi.

Filippo La Mantia, questa mattina, dedica alla difesa del bistrot della famiglia Urbano un post lunghissimo sulla sua pagina Fb.

I toni sono molti pesanti, perché Filippo La Mantia difende evidentemente anche se stesso, essendo coinvolto nel progetto. Sbaglia però quando, riferendosi a chi ha scritto l’articolo che ha scatenato la polemica, ritiene che si tratti di un “cosiddetto giornalista” (il tono è decisamente spregiativo), niente sapendo che la testata alla quale fa riferimento nel suo post è l’organo ufficiale dell’ordine degli Ingegneri di Messina, e chi scrive è il presidente Francesco Triolo.

Uno che, a differenza di La Mantia, bravo “cuciniere” (senza offesa), di progettazione ne capisce eccome. Lo chef avendo letto solo il titolo dell’articolo, ripreso da altre testate compresa la nostra, non ne comprende il senso perché la questione che pone Triolo non è “la bruttura” in se stessa, ma come sia stata autorizzata dalla Soprintendenza di Messina, quando altre strutture analoghe (solo per concezione), sono state bocciate. Il presidente degli Ingegneri di Messina pone il problema della discrezionalità delle autorizzazioni. Ma questo La Mantia evidentemente non lo afferra, sarebbe stato troppo…

Il post dello chef palermitano è intriso di “acido” nei confronti di chi ha osato manifestare liberamente il proprio pensiero ed esprimere un proprio punto di vista.

Peccato, La Mantia ha perso un’occasione per stare in silenzio, servendo un “piatto rancido” che non gli fa certamente onore alla sua specchiata carriera.

Davide Gambale

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