“Una bruttura targata Soprintendenza”. Di Francesco Triolo

Riportiamo qui di seguito una riflessione di Francesco Triolo, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Messina, tratta da ingenio-web.it. La riflessione verte sulla decisione della Soprintendenza di autorizzare l’installazione di una struttura in ferro a Piazza Cairoli, in corrispondenza dell’ex ritrovo Billè. In particolare, Triolo lascia intendere che le autorizzazioni della Soprintendenza in materia di occupazione del suolo pubblico sono rilasciate secondo criteri tutt’altro che oggettivi, spiegando che “analoghe strutture, in zone meno ‘importanti’ della città, hanno avuto sonore bocciature in virtù di teorie e concetti costruttivi appartenenti solo a chi di fatto decideva il rilascio dell’apposito Nulla Osta”.

Quello dell’occupazione del suolo pubblico del centro cittadino è un tema di cui si è discusso più volte nel corso del tempo. Ad esempio, la scorsa settimana un nutrito gruppo di esercenti si è radunato a piazza Unione Europea per protestare contro la Soprintendenza, in quanto questa avrebbe causato problemi con riferimento all’occupazione del suolo pubblico del centro storico.

“La concezione filosofica ‘del bello e del brutto’ è sempre stata dibattuta nel tempo. – si legge nella riflessione di Triolo – Qualcosa di astratto che discerne dalla nostra mente ed è soggettiva. In molti casi, ciò che può essere insignificante per tanti rappresenta qualcosa di ‘buon gusto’ per altri. Sicuramente, ciò che accomunerà tutti in un unico sentimento, derimendo la sempre discussa ‘soggettività’ tra il bello e il brutto, è la struttura in ferro e vetri posta nel pieno centro storico di Messina a ridosso di un fabbricato datato.

“Clamore di fatto non lo fa solo il manufatto realizzato, ma l’autorizzazione concessa da una Soprintendenza che in questi anni (prima dell’avvento dell’architetto Mirella Vinci) ha mantenuto una condotta rigida e impenetrabile su tutto ciò che riguardava la competenza delle belle arti. Poco dialogo con i professionisti e scelte quasi sempre opinabili. Per ragioni di correttezza e paternità della decisione assunta, occorre specificare che l’autorizzazione della Soprintendenza risale al 2017, in cui a capo dell’Ente c’era l’architetto Orazio Micali, predecessore dell’attuale architetto Mirella Vinci.

“Analoghe strutture, in zone meno ‘importanti’ della città, hanno avuto sonore bocciature in virtù di teorie e concetti costruttivi appartenenti solo a chi di fatto decideva il rilascio dell’apposito nulla osta. Opere, considerate ‘detrattori’, intesi nel linguaggio tecnico, come elementi di degrado e compromissione che qualificano negativamente un paesaggio o un manufatto posto in centro storico. Nella fattispecie, sicuramente l’ex Soprintendente (architetto Orazio Micali) nel rilascio del nulla osta di questo elemento ‘altamente architettonico’ inserito in un particolare contesto urbano di notevole pregio storico (ex bar Billè), avrà eseguito la verifica dell’interesse culturale ai sensi dell’articolo 12 dello stesso Codice, trattandosi di aree pubbliche, nella quale avrebbe dovuto specificare, con una adeguata motivazione, quali usi del bene erano da ritenere compatibili con le esigenze di tutela e di valorizzazione e quali attività commerciali o occupazioni di suolo pubblico sono vietati. Tali apprezzamenti dovrebbero naturalmente obbedire ai fondamentali principi di ragionevolezza e di proporzionalità. Vorremmo conoscere tali motivazioni e convincersi dell’idonea scelta effettuata. Si rammenta, che lo stesso ex Soprintendente, in virtù di norme discutibili, ha interdetto l’edificazione sulle isole e su parte del territorio Taorminese.

“In tanti si sono posti la seguente domanda: se un’opera così fatta può stare nella zona storica più importante di Messina, allora lo stesso manufatto risulta proponibile altrove? È possibile collocarlo a ridosso di altro edificio in centro storico? La risposta è no! In tal caso la matematica viene superata dalla filosofia applicata all’architettura.

“Qualcuno in maniera efficace e pungente ci ha fatto notare che di fatto l’opera assentita potrebbe diventare un ‘simbolo’ raffigurante la concezione del bello da parte di una Soprintendenza che per anni ha posto limiti ad una città in virtù di scelte personali (rese possibili da leggi discutibili). Un segnale di apertura si è avuto con ‘l’avvento’ della nuova Soprintendente architetto Mirella Vinci, che dovrà ‘rivoluzionare e riformare’ un concetto del ‘gusto’ Messinese senza precise regole. Un famoso attore Messinese diceva ‘non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace’. Ci convinceremo che Messina ci piace così, anche grazie alle scelte soggettive e imposte da chi vedendo anche con ‘occhi differenti’ dai nostri, tutela la bellezza storica e paesaggistica della città”.

Francesco Triolo

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