Centri di Riabilitazione: il privato riparte, il pubblico cosa aspetta?

Almeno 500 pazienti sparsi un po’ per tutta la provincia, da metà marzo si sono visti negare un “sacrosanto” diritto. Si tratta dei soggetti che necessitano di cure riabilitative che da quando è scoppiata in tutto il suo fragore l’emergenza Coronavirus, sono stati privati delle cure. La perdurante chiusura dei Centri di riabilitazione – Messina, San Teodoro, Cesarò, Barcellona Pozzo di Gotto, Lipari, Salina, Patti, Capo d’Orlando, Acquedolci, Mistretta e Sant’Agata di Militello – è stata opportunamente denunciata dalla Uil-Fpl di Messina, attraverso una nota sindacale. Ma c’è il disagio dei pazienti e dei familiari che vedono svanire i risultati delle cure per soggetti affetti da patologie invalidanti.

Pippo Calapai, segretario generale Uil-Fpl Messina

Il problema comincia a farsi serio perché l’Asp di Messina non ha ancora fornito risposte concrete a chi necessita delle cure riabilitative.

E mentre il pubblico cincischia – per un usare un termine in voga nelle cronache calcistiche – il privato si sta attrezzando per riaprire i centri riabilitativi. Per la verità, alcune cliniche private hanno già avviato i servizi da qualche giorno, giusto per essere precisi.

Il quadro epidemico della città di Messina non è più allarmante, anzi al contrario da qualche giorno non si registrano casi e questo non gioca a favore dell’Asp che dovrebbe attrezzarsi per garantire un innegabile diritto alla Salute, al momento negato a circa 500 pazienti.

Dal canto loro, dopo la presa di posizione dell’organizzazione sindacale, le famiglie cominciano a rumoreggiare perchĂ© è inaccettabile che il servizio pubblico di SanitĂ  non stia ancora garantendo la riapertura dei centri. Le famiglie che non intendono piĂą attendere “minacciano” di rivolgersi ai privati a costo di dover sborsare dei soldi. E se così fosse per l’Asp sarebbero problemi seri.

A parte le responsabilità dell’Asp, c’è da dire che da Palermo a metà marzo, quindi in piena pandemia, è partito l’ordine di chiusura. Ma adesso che la situazione si avvia alla normalizzazione, al punto che sono state riaperte anche le attività commerciali, la perdurante chiusura dei centri riabilitativi è fuori da ogni logica.

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