Globalizzazione e rischi: videoconferenza con l’ex ministro Tremonti

Videoconferenza su Facebook con il professor Giulio Tremonti. Ieri pomeriggio si è tenuto un seminario online con il peraltro ex ministro dell’Economia e delle Finanze nei quattro governi Berlusconi. L’incontro, organizzato dall’associazione studentesca Morgana, verteva sugli effetti della globalizzazione.

A dare il via ai lavori sono stati il prorettore vicario dell’Università di Messina Giovanni Moschella, che ha porto i saluti a nome della comunità accademica messinese, e il direttore del dipartimento di Economia dell’Ateneo peloritano Michele Limosani, che ha introdotto il tema della globalizzazione dal punto di vista economico; l’incontro è stato moderato dal coordinatore dell’associazione studentesca Francesco Armone.

“Per un economista la globalizzazione è sinonimo di iperconnessione, cioè una rete con un insieme di opportunitĂ  e rischi che interagiscono continuamente tra loro. – ha spiegato il professor Limosani – L’argomentazione a favore di questa iperconnessione risale agli esordi della scienza economica, anche se è innegabile che si sia rafforzata notevolmente soltanto negli ultimi decenni. Basti pensare che i modelli produttivi sviluppatisi a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, che mirano all’efficienza produttiva, trovano nell’iperconnessione uno dei tratti distintivi. Ciò rappresenta un’opportunitĂ  e al contempo un rischio per i singoli stati nazionali. Un’opportunitĂ  perchĂ© lo stato riesce produrre ricchezza grazie all’operato delle multinazionali, un rischio in quanto lo stato può essere soggetto a indebite pressioni delle multinazionali. Le principali sfide legate alla globalizzazione saranno quella ambientale (impedire l’uso spregiudicato delle risorse del pianeta), quella demografica (gestire i flussi migratori) e quella democratica (impedire che le decisioni dei governi nazionali siano assoggettate al volere delle multinazionali). La globalizzazione va sì resa efficiente, ma va altresì governata. Una globalizzazione sostenibile e accettabile per la dignitĂ  dell’uomo può esistere solo se esiste una governance globale. Per questo credo che gli Stati Uniti d’Europa diventeranno un pezzo fondamentale per la realizzazione di questa governance”.

Michele Limosani

“Il battere delle ali di un pipistrello in Cina ha messo in evidenza la fragilitĂ  del mondo globale. – ha esordito il professor Tremonti – Il corso della storia si è sviluppato solitamente nel lungo periodo (decenni se non addirittura secoli). La globalizzazione è avvenuta invece in un arco di tempo molto breve. Il tutto ha avuto inizio nel 1995, con la fondazione dell’Organizzazione mondiale del commercio e ha raggiunto il suo culmine nel 2008, con lo scoppio della grande recessione. Ed è proprio a partire dalla grande recessione che si è verificato il primo guasto nel sistema della globalizzazione. Allora il governo italiano, di cui facevo parte, ha formulato un catalogo di regole, detto Global Legal Standard, basato su una visione del mondo secondo cui bisognava passare dal free trade (globalizzazione senza regole) al fair trade (globalizzazione regolamentata). All’epoca il Financial Stability Board, che si muoveva su input della finanza di Wall Street, ha spinto per il mantenimento dello status quo e così è stato. Adesso raccogliamo i frutti avvelenati di oltre 10 anni di globalizzazione senza regole.

In conclusione, credo che sia arrivato il momento di fare qualcosa di analogo a quanto fatto nel 1944 con gli accordi di Bretton-Woods, cioè di riscrivere le regole del commercio globale”.

Giulio Tremonti

In tanti hanno posto delle domande all’ex ministro, tra i quali anche il direttore di Messinaoggi.it Davide Gambale.

Il direttore Gambale ha domandato al professor Tremonti se, nell’ambito della globalizzazione, il rischio maggiore per l’economia italiana derivi dalla Cina o dall’Europa. Al riguardo il professor Tremonti ha lasciato intendere che l’Italia debba temere piĂą la Cina, specie da quando ha avviato la nuova via della seta, il progetto di espansione dell’economia cinese in Asia ed Europa: “Quando ero ministro la Cina non aveva una proiezione geopolitica. Tuttavia, nel 2013 il progetto della nuova via della seta entra nello statuto del Partito comunista cinese e nella costituzione della Repubblica popolare cinese. Credo che quel progetto sia troppo spinto. Credo inoltre che non ci sia un grande futuro di fascino dell’occidente verso la Cina. Dopo la seconda guerra mondiale tutti volevamo essere americani e oggigiorno nessuno vuole essere cinese”.

Paolo Mustica

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