Crolla il mercato auto anche a Messina, Caselli: “Servono altri aiuti dallo Stato”

Nel mese di marzo si è verificato un vero e proprio crollo delle vendite di auto nuove nel Messinese. Infatti, stando ai dati riportati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, lo scorso mese si è registrata una riduzione delle immatricolazioni di autovetture dell’85% rispetto a marzo 2019, un dato perfettamente in linea con quanto verificatosi nel resto del paese, dove le vendite di auto nuove sono crollate dell’85,4%. Più in generale, nel primo trimestre del 2020 le immatricolazioni di autovetture nella città metropolitana di Messina sono scese del 35,3% rispetto al periodo gennaio-marzo 2019, un dato anche in questo caso pressoché coincidente con quello nazionale (-35,5%).

È evidente che questi risultati sono dovuti alle rigide restrizioni imposte dal governo Conte per contenere il diffondersi del coronavirus: com’è noto, alle attività non essenziali è consentito il lavoro solo in modalità smart working e, pertanto, le persone interessate ad acquistare un’auto nuova saranno propense ad effettuare tale acquisto soltanto successivamente, quando le concessionarie d’auto torneranno ad essere aperte al pubblico. Tra l’altro, è molto probabile che la crisi sanitaria in corso provocherà un crollo della fiducia dei consumatori: infatti, questi ultimi saranno chiamati a dover affrontare un periodo di maggiore incertezza economica (rischio di perdita del posto di lavoro, di chiusura della propria attività, ecc.) e, dunque, saranno più inclini a risparmiare piuttosto che acquistare nuove auto e, più in generale, beni non di prima necessità.

Relativamente al mercato auto, abbiamo deciso di tastare il polso degli imprenditori più noti nel Messinese, domandando a loro come stanno gestendo la propria azienda durante l’attuale lockdown, come intendono rilanciare la propria attività in occasione della cosiddetta fase 2 e cosa si aspettano dal governo nazionale a sostegno della loro impresa. Quest’oggi abbiamo intervistato Giacomo Caselli, amministratore delegato del gruppo Formula 3.

 

 

Quali sono le principali misure adottate dal governo nazionale per sostenere le concessionarie d’auto? “Fondamentalmente tre: l’attivazione della cassa integrazione per pressoché tutte le aziende, la sospensione dei pagamenti di alcune tasse (il credito d’imposta sugli affitti in primis) e l’erogazione di garanzie alle banche affinché le imprese possano ottenere dei prestiti a tassi agevolati. Pur essendo degli interventi fondamentali, è ovvio che queste misure di per sé non hanno risolto il problema dei mancati ricavi per via della totale chiusura delle attività”.

Come ha gestito la società durante la chiusura degli showroom e cosa intende fare per rilanciarla in occasione della cosiddetta fase 2? “È chiaro che abbiamo messo in atto e attueremo in futuro gli attuali e futuri decreti presidenziali. Al riguardo, durante questa fase di chiusura abbiamo continuato ad operare secondo la modalità smart working, espletando tutti i nostri servizi di vendita e di consulenza attraverso i canali telefonici e online. Successivamente procederemo invece con la sanificazione dei locali, così come previsto dalla normativa vigente, dando così la possibilità ai clienti di accedere in concessionaria senza correre rischi per la salute. In ogni caso, abbiamo deciso di dare la possibilità a quei clienti che non hanno intenzione di accedere in concessionaria di rivolgersi a noi a distanza, dalla fase di contatto dei nostri consulenti sino a quella della consegna della macchina. Inoltre, a chi richiede un finanziamento per l’acquisto di un’auto daremo la possibilità di rinviare il pagamento della prima rata a sei mesi dall’erogazione del finanziamento. Stiamo agevolando altresì i clienti con una scontistica sulle vetture acquistate”.

È chiaro che la contrazione della domanda di auto durerà ancora per un po’, anche dopo la riapertura delle attività. Secondo lei quanto durerà questa fase nel mercato auto? “Questo dipende, oltre che dalla durata delle misure restrittive, dagli aiuti che verranno messi in piedi dal governo per supportare il mercato auto. Infatti, meno liquidità significa meno potere di spesa. Ma un minore potere di spesa si traduce in una minore propensione al consumo e, dunque, una maggiore contrazione della domanda. Per questo il governo nazionale avrà un ruolo cruciale in questa fase delicata. In ogni caso, si ipotizza che nel nostro settore la contrazione durerà tra i 6 mesi e i 12 mesi.

Quali sono secondo lei gli interventi che dovrebbe adottare lo Stato per supportare le concessionarie d’auto nei prossimi mesi? “Oltre a quanto sta già facendo, dovrebbe prorogare la cassa integrazione, in quanto tutte le aziende non necessiteranno per un po’ della stessa forza lavoro di un tempo. Un altro aspetto importante è quello della detassazione delle aziende, non soltanto in relazione a questi due mesi di chiusura, ma anche a quelli futuri: ciò si rende necessario per compensare i minori ricavi con minori costi. Più specificatamente, per quanto riguarda il nostro settore potrebbero essere introdotte detassazioni relative alla riduzione dei costi di passaggi di proprietà delle auto usate per favorire il mercato dell’usato. Inoltre, potrebbero essere introdotti ulteriori incentivi sull’acquisto di nuove auto elettriche, ma non solo: si potrebbero altresì incentivare le persone a sostituire le proprie vetture inquinanti con vetture che, anche se non sono elettriche, risultano comunque meno inquinanti”.

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