Tutti traditi e tutti traditori. Di Pericle

Come Gasparino nel “Marchese del Grillo” si risvegliò carbonaro, allo stesso modo Matteo Salvini dopo avere assaporato i piaceri del Palazzo, si è risvegliato con un pugno di mosche. Il giudizio di De Mita in tempi non sospetti: “grande, grosso, ingombrante ma privo di pensiero” si è rilevato profetico e calzante.

Chi scrive ha sempre ritenuto l’ex ministro un capo-popolo, capace di parlare all’intestino ma non alla testa delle persone, privo di visione e strategia, in grado di fomentare e alimentare paure e catastrofi, ma miope e insipiente politicamente. Il consenso ottenuto alle elezioni europee ne ha ridotto il visus e ipertrofizzato l’egolatria, questi due elementi non gli hanno fatto comprendere che: a) il cartello di Visegrad lo aveva abbandonato, b) i cinquestelle erano divenuti sistema ed Ă©lite. Tale mancata comprensione non può essere giustificata in un leader, ma il Capitano è solo un masaniello e non ha la perspicacia e l’acutezza di un politico di razza. Salvini non è stato tradito dagli altri, ma da se stesso. Diversa è la riflessione sul PD e sui Cinquestelle. Questi rappresentano la quintessenza dei voltagabbana e di ciò che con sprezzante neologismo viene definito “scilipotismo”. Il vituperato ex parlamentare, rispetto ai suscritti, è un nano del trasformismo e dell’incoerenza e, forse dovrebbe intentare una azione civile di risarcimento per tutte le contumelie di cui è stato oggetto!

Quali sono i presupposti etici che hanno indotto i dem a formare un governo con il M5Stelle: il mantra della responsabilitĂ  , senso dello Stato, amore per il benessere dei cittadini, visione strategica del mondo, difesa della democrazia, dovere verso le istituzioni e la Costituzione? A queste domande in tanti hanno dato risposte suggestive ma prive di sinceritĂ . Emerge in tutto questo bailamme dialettico un dato -“la menzogna”- che con arte ha offuscato e ribaltato l’esito delle recenti elezioni europee e regionali. Non è la prima volta che il concetto di “responsabilitĂ ” sostituisce il tornaconto dei singoli o che il parlamento si erga a scudo di sconfitte elettorali, ma mai era successo che lo stesso Presidente del Consiglio presiedesse due governi alternativi e contrapposti. Il PD che doveva arginare tale scempio dottrinario e morale, pur di occupare il potere, ha sconfessato senza pudore impegni assunti nella sua direzione davanti al Paese.

Se il problema storico della democrazia italiana è ricostruire il rapporto di stima e fiducia con i suoi cittadini, la strada percorsa in queste settimane non è stata quella giusta. Con i leader di tutti i partiti politici -da Salvini a Renzi, da Grillo a Zingaretti- impegnati a rimangiarsi le cose dette la settimana prima, o fare cose diverse da quelle promesse e annunciate. Tutti traditi ma tutti traditori. Chi scrive si chiede: questo governo sceglierĂ  il decreto dignitĂ  o il Jobs Act? Il rigore sulla sicurezza secondo una visione solidaristica o una accoglienza in chiave di lassismo umanitario? La crescita apportatrice di benessere o la decrescita felice? L’eguaglianza delle opportunitĂ  o l’egualitarismo ideologico? La democrazia parlamentare o la democrazia diretta? Washington o Pechino? Ancora: il voto dei traditi cioè dei cittadini elettori vale qualcosa? Sono domande che aspettano risposte.

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