Gli effetti devastanti del populismo. Di Pericle

Un secolo fa, don Luigi Sturzo lanciava l’appello ai “Liberi e forti: nasceva il partito popolare mentre l’Italia si stava per consegnare al regime fascista.

L’intuizione sturziana del popolarismo come area laica riformista di ispirazione cristiana ma non confessionale, aperta a tutti i ‘liberi e forti’, in antitesi al populismo non si è mai realizzata pienamente. Il partito popolare nacque e si affermò come qualunque altro partito ideologico, accanto a quelli esistenti. Come utile ricordo riportiamo in successione quanto accaduto nell’ultimo secolo: il fascismo populista, il dopoguerra, la Democrazia Cristiana, la lunga stagione dell’arco costituzionale, il berlusconismo, la breve parentesi del renzismo e infine il governo gialloverde.

Con quest’ultimo, il governo gialloverde, si concretizza il populismo più becero e insolente in cui la mancanza di senso dello Stato e del bene comune ha raggiunto vette impensabili. Avviene, cioè, che il partito uscito vittorioso dalle urne si consideri unico rappresentante dell’intero Paese; sia quindi portato a privilegiare il rapporto diretto col popolo anziché passare attraverso le istituzioni e gli strumenti propri della democrazia rappresentativa. L’equivoco di fondo sta nel ritenere che la maggioranza parlamentare si identifichi con tutto il popolo! I dioscuri del populismo (Salvini e Di Maio) non accettano l’idea che “governare non significa comandare”, ma rispetto di tutte le legittime forme di rappresentanza dei cittadini, anche quelle minoritarie. Il populismo, pertanto, fa male al popolo perchè favorisce il diffondersi nel Paese di atteggiamenti contrari alla legalità (prevale il giustizialismo), al senso dello Stato (richiesta di impeachment verso Presidente della Repubblica e offese a Capi di Stato Esteri) e alla solidarietà umana e civile (caso nave Diciotti).

Le conseguenze sociali sono devastanti e il comportamento deprecabile di questi personaggetti che si sentono “capitani e capi politici”, si diffonde nel corpo sociale come una sorta di cellula tumorale che si moltiplica giungendo a corrodere il costume civile, accrescendo il degrado morale della gente e allontanando  sempre più i cittadini dalla politica e dalle istituzioni. La prova più evidente di quanto questo retrivo populismo abbia e stia facendo male al Belpaese è l’ondata di imbarbarimento culturale e verbale che avvelena la società italiana di oggi (odio, egoismo, discriminazione, razzismo, xenofobia).

Una domanda richiede, per chi scrive, risposta: “Il custode della Carta Costituzionale, come ha potuto vidimare le leggi di  questi improvvisati e rancorosi  legislatori?”

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