“Nemo Sud”, quelle assunzioni di amici e parenti gestite privatamente con la partecipazione pubblica

Io sto con chi sta con “Nemo Sud” e, allo stesso tempo, con chi chiede il rispetto della legge. La notizia dell’atto parlamentare di 18 senatori del M5S (n.b. non compare la messinese Barbara Floridia), com’era prevedibile ha sollevato un polverone intorno al Centro clinico, allocato gratuitamente all’interno del Policlinico universitario. Si parla già di scandalo, anche se è opportuno aspettare gli esiti di un approfondimento interno richiesto dal rettore Salvatore Cuzzocrea.

La questione è letteralmente esplosa, perché i parlamentari hanno chiesto venga fatta chiarezza sulla convenzione e, soprattutto, che venga accertato se il pubblico (l’Università di Messina nella fattispecie), abbia lasciato campo libero ai privati arrecando un danno allo stesso Ateneo, che si è visto negare l’accreditamento della scuola di specializzazione afferente al Settore scientifico disciplinare di Medicina fisica e riabilitativa.

Una richiesta legittima che, però, si scontra con l’indignazione di quanti, giustamente, sostengono l’operato di “Nemo Sud”. Qui non si discute la mission del Centro Clinico, né la professionalità di quanti vi lavorano con grande spirito di abnegazione.

I senatori Pentastellati chiedono ai Ministeri competenti, se le procedure seguite per la creazione del Centro Clinico abbiano rispettato la legge e, soprattutto, se la stessa struttura ospitata dal Policlinico non abbia causato un danno al nostro Ateneo.

E’ innegabile che dietro l’azione politica dei senatori, primo firmatario il presidente della Commissione Sanità, ci sia una regia locale. Prova ne sia che la messinese Barbara Floridia, senatrice dello stesso partito, s’è guardata bene dall’apporre la sua firma al documento ispettivo.

Sorprendono le dichiarazioni a mezzo stampa rilasciate dal commissario del Policlinico, Giuseppe Laganga, il quale ha riferito che sulla vicenda non è mai arrivata una richiesta di accesso agli atti. Come se il presidente della Commissione Sanità al Senato non avesse accesso libero agli atti amministrativi di una struttura pubblica? E comunque, Laganga la questione la conosce bene perché ha seguito la genesi del rinnovo della “convenzione” con la “Nemo Sud”.

I pentastellati sono comunque partiti da lontano, tant’è che nell’atto ispettivo oltre ai nomi dell’ex rettore Franco Tomasello e del dg Giuseppe Pecoraro, figura quello del prof. Giuseppe Vita. L’attenzione dei senatori s’è focalizzata proprio su chi dovrebbe svolgere le funzioni di controllore e controllato, nella doppia veste di Direttore del Dipartimeno del Policlinico e di Direttore Clinico della “Nemo Sud”.

Come detto, i senatori partono da lontano perché l’obiettivo è proprio il prof. Vita, al quale sono stati assunti, proprio alla “Nemo Sud”, il figlio Gianluca (neurologo), e la nuora Letizia Bucalo, esperta in comunicazione, benché abbia una laurea in Giurisprudenza. Assunti senza una pubblica selezione dal momento che si tratta di una struttura privata che opera però con la partecipazione pubblica.

Il punto d’arrivo dei senatori Pentastellati potrebbe essere anche quello di una presunta parentopoli che si sarebbe – il condizionale è d’obbligo – sviluppata all’interno del Centro clinico privato.

Indubbiamente, c’è un profilo etico-morale al quale il professore Giuseppe Vita non può e non deve sottrarsi, soprassedendo su possibili conflitti di interesse che avrebbero dovuto consigliargli di tenersi a debita distanza dalla “Nemo Sud”.

In tutta questa vicenda, sembra estraneo il neo rettore Salvatore Cuzzocrea, il quale si trova a dover dipanare una matassa molto ingarbugliata. E’ ovvio che la “gestione” del caso-Nemo Sud, sia ascrivibile agli ex rettori Franco Tomasello e Pietro Navarra.

Intanto, pare che la questione sia finita sul tavolo della magistratura messinese che vuole vederci chiaro anche su aspetti riguardanti la politica.

Davide Gambale

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